Con oltre 200 miliardi nel 2022 l'incidenza dell'economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, sul Pil si è mantenuta sostanzialmente stabile, portandosi al 10,1%, dal 10,0% del 2021 (0,7 punti percentuali al di sotto del 10,8% osservato nel 2019, anno precedente la pandemia). Fra le componenti spicca l'andamento della sotto-dichiarazione, che ha segnato un aumento di 10,4 miliardi di euro (+11,5%) rispetto al 2021. Il valore della sotto-dichiarazione, ovvero l'evasione, ha così superato i 100 miliardi di euro (100,9). Più contenuto l'incremento del valore connesso all'impiego di lavoro irregolare (+3,7 miliardi di euro a 69,2 miliardi, +5,6% sul 2021) e dalle attività illegali (+1,2 miliardi a 19,8 miliardi, +6,7%).
L'aumento di oltre 2 miliardi delle altre componenti è riconducibile alla crescita del contributo delle mance (che segue l'andamento della spesa per consumi finali) e dei fitti in nero percepiti dalle famiglie.
L'Istat registra un progressivo ridimensionamento del contributo del valore aggiunto generato dall'impiego di lavoro irregolare, la cui incidenza sul totale si è ridotta al 34,3% (dal 35,6 nel 2021 e 38,1% nel 2019), mentre il peso della sotto-dichiarazione ha raggiunto il 50,1% (era 49,2% nel 2021 e 45,6% nel 2019). Si è mantenuto pressoché stabile l'impatto dell'economia illegale (9,8% nel 2022 rispetto al 10,1% del 2021) sul totale dell'economia non osservata.
L'Istat certifica una marea di nero: il sommerso vale il 10% del Pil
Fra le componenti spicca l'andamento della sotto-dichiarazione, che ha segnato un aumento di 10,4 miliardi di euro (+11,5%) rispetto al 2021
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