La proroga a fine aprile del payback per il biomedicale 'è solo un palliativo che sposta il problema, ma non lo risolve. Il provvedimento è assurdo e va annullato'. Lo assicura la Femca-Cisl Emilia Centrale, che si dice 'preoccupata' per le possibili conseguenze occupazionali del meccanismo che impone alle aziende produttrici e distributrici di dispositivi medici di restituire allo Stato 2,2 miliardi di euro. Ricordando che il payback era una misura di contenimento della spesa sanitaria introdotta nella manovra finanziaria del 2015, il sindacato precisa che il meccanismo non è più stato rivisto, nonostante la pandemia, e spiega: 'Abbiamo contattato le aziende del distretto e alcune di esse ci hanno informato che, se il Governo non ritira il provvedimento, è probabile che possano rivedere i propri progetti industriali'.
Aggiunge in particolare il sindacalista della Femca-Cisl Emilia Centrale Carlo Alfonso Preti: 'Se così fosse, rischiamo seriamente di subire delocalizzazioni, perché alcune imprese potrebbero decidere di produrre in altri territori, anche fuori dall'Italia, con impatti negativi per l'occupazione locale'.
Andrea Sirianni, segretario della Cisl Emilia Centrale con delega alla sanità, aggiunge che 'la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza 2022 presentata dal Governo prevede addirittura un calo della spesa sanitaria in rapporto al pil, che passerà dal 7,1% del 2022 al 6,1% del 2025'. In valore assoluto 'stiamo parlando di oltre quattro miliardi di euro in meno: i bisogni sanitari e sociali che vediamo crescere anche nel nostro territorio- rimarca Sirianni- ci dicono invece che il fondo sanitario nazionale deve essere incrementato, per non scaricare ulteriori costi su imprese, lavoratori e famiglie'.
'Payback, la proroga è solo un palliativo'
Il meccanismo che impone alle aziende produttrici e distributrici di dispositivi medici di restituire allo Stato 2,2 miliardi di euro
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