L’interrogativo, e qualche input per nuovi orizzonti, se lo pone la commercialista modenese Angelica Ferri Personali. Già sindaco di Unicredit Leasing per nove anni e docente delle scuole di formazione di Confindustria in ambiti finanziari e fiscali, Ferri Personali è partner dello Studio Alisei di Modena e ricopre incarichi prestigiosi in diverse aziende e in tutta Italia. 'La vocazione del private equity e del venture capital taglia fuori la gran parte delle piccole e medie imprese italiane che non riescono così ad accedere al mercato dei capitali e che, per cercare opportunità di crescita, devono affidarsi a percorsi non strutturati. O addirittura vendere se non svendere cespiti aziendali», analizza. Si tratta di una condizione non occasionale, tanto che la commercialista non nasconde «il timore di un depauperamento del tessuto della piccola impresa italiana, che non ha canali dedicati e consolidati per accedere all’ossigeno necessario alla sua crescita e trasformazione'.
Neppure i business angels in Italia hanno fatto sin qui molta strada se, come aggiorna Ferri Personali, attualmente sono attivi 17 gruppi (11 a Nordovest, 4 a Nordest e la restante quota nel Centro e Sud Italia), che tra il 2018 e il 2022 hanno realizzato finanziamenti per 45 milioni. 'È già qualcosa – precisa la commercialista – e tuttavia l’ammontare delle cifre rispetto al lasso di tempo è modesto. Inoltre, i business angels si rivolgono soprattutto alle aziende più innovative e in via di affermazione'.
Il fenomeno delle imprese che non di rado sono costrette a chiudere i battenti non per problemi strutturali ma perché non hanno i margini finanziari per crescere è, però, talmente reale che 'stanno emergendo figure di imprenditori “illuminati” che, pur di non lasciar morire imprese che sono un concentrato di know how e di personale formato, le rilevano, diventando essi stessi attori di private equity', spiega Ferri Personali. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di azioni singole e non di sistema.
Che fare?
Un ruolo strategico, nella visione di Ferri Personali, possono giocarlo anche le istituzioni, a partire da quelle più prossime al territorio, come per esempio le Regioni. 'Per reggere la concorrenza non basta innovare prodotti e processi, bisogna trovare nuovi mercati – afferma -. Un’operazione non semplice per aziende di piccole e medie dimensioni. Servono risorse ma anche strade aperte e supporti per consentire l’esplorazione delle nuove aree, dopo averle individuate. Per questo – prosegue – sarebbe auspicabile una sinergia strutturata pubblico-privato a più livelli, per reinvestire su missioni in nuovi Paesi esteri, anche lontani per cultura oltreché per geografia, dove il Pil sta crescendo'. Per uscire, cioè, da una logica che sembra essersi affacciata dal 2020.

