'I costi energetici fuori controllo stanno minacciando la tenuta competitiva delle imprese ceramiche italiane sui mercati internazionali. Con il gas stabilmente sopra i 70 euro/MWh, produrre ceramica in Italia rischia di diventare insostenibile. Oggi il costo dell’energia è circa il doppio di quello precedente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, mentre ci sono imprese estere che beneficiano di prezzi più bassi dovuti a ingenti volumi di produzione nazionale di gas o a condizioni di mercato interne più favorevoli'. A parlare è il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi. Per il Presidente è indispensabile dare immediata e piena attuazione al servizio di liquidità previsto dal Decreto Bollette, così da ridurre o azzerare il differenziale strutturale di costo tra PSV e TTF, che oggi penalizza l’industria italiana rispetto ai concorrenti europei.
'Il problema è anche che il prezzo del gas trascina nella sua corsa il costo della CO₂: uno strumento pensato per accompagnare la transizione diventa un fattore che spinge all’aumento dei costi energetici e penalizza ulteriormente la competitività. In questo contesto serve un intervento strutturale sull’ETS, a partire dalla revisione dei benchmark combustibile, oggi una priorità assoluta - spiega Augusto Ciarrocchi -.
Le quote gratuite devono riflettere la realtà tecnologica dei processi ceramici e impedire che la decarbonizzazione si traduca in delocalizzazione'.'Ultimo ma altrettanto fondamentale è anche il tema della sicurezza degli approvvigionamenti. Le condizioni con cui il sistema si avvicina al prossimo inverno sono particolarmente preoccupanti': all’incertezza geopolitica e alla volatilità dei mercati si somma il livello degli stoccaggi europei, oggi intorno al 65% - significativamente più basso rispetto agli anni precedenti. A complicare il quadro si aggiunge la chiusura delle forniture del gas russo che farà mancare una quota di GNL, stimata tra il 5 e l’8% del fabbisogno europeo. 'Questo significa che nei prossimi mesi potremmo trovarci ad affrontare rischi maggiori sia sul fronte della disponibilità sia su quello dei prezzi. Non possiamo fare a meno di un robusto servizio di interrompibilità tecnica del gas, adeguato alla straordinarietà di questa situazione, che riconosca il valore che l’industria può offrire alla sicurezza del sistema nei momenti di maggiore tensione'.
Ma per il Presidente non basta limitarsi a gestire l’emergenza. 'È necessario predisporre misure straordinarie e strutturali per evitare di ritrovarci nelle condizioni della crisi energetica del 2022 e, soprattutto, costruire un sistema di approvvigionamento di lungo termine dedicato alle imprese ad elevato consumo di gas.
'L’industria deve essere parte della soluzione - precisa Ciarrocchi - ma per continuare a produrre e investire in Italia deve poter contare su energia disponibile, sicura e a prezzi competitivi. L’Europa deve scegliere se difendere la propria industria mentre affronta la transizione oppure accettare che produzione, investimenti ed occupazione si spostino fuori dai suoi confini. Non chiediamo meno ambizione climatica, ma chiediamo con forza di non uccidere la manifattura in Europa'.




