Oltre al fattore 'biodegradabile' (che alla fine poi non è da poco, ndr), che cosa è cambiato in ciò che pago dei sacchetti? Lo chiede una signora modenese, una che si riconosce nella parola 'Rezdora', qualle insomma che gestisce casa e spesa. Spesa, che settimanalmente fa al supermercato. Lei, i sacchetti, se non li riutilizza al supermercato a causa di quella maledetta etichetta che quando si attacca non si stacca più, a costo di frantumare tutto il sacchetto (anche non bio), li usa a casa. Per l'umido, per conservare altri cibi deperibili. Per più volte. Prima di buttarli. Perchè il riciclo ed il riuso, nelle case delle rezdore, non sono concetti da imparare e tantomeno teorizzare. Sono prassi. Ed è così che ascoltando la TV, e incuriosita dal dibattito asfissiante e totalizzante generato intorno al pagamento dei sacchetti, ha fatto subito il confronto. Tra uno scontrino incollato sul sacchetto del novembre scorso, che estrae da un cassetto dove è abilmente ripiegato, e uno successivo, di gennaio. Periodo nel quale tutto sarebbe dovuto cambiare. Sarebbe, perché ciò che sullo scontrino incollato sul sacchetto, non è cambiato. Tara, compresa, calcolata (e pagata), sulla merce acquistata, al di la della tipologia e del peso, pari a 0,004 grammi. Ieri come oggi. La Rezdora 3.0 (come la coop in cui fa la spesa), non capisce dove sta il problema: 'Se in più poi il sacchetto è bio'....e fa la foto. Ieri e oggi.
'Scusate, ma cosa è cambiato?'
Una 'Rezdora' modenese che fa spesa alla Coop invia le foto di due etichette prima e dopo la nuova legge, e chiede quale sia la differenza nel pagamento dei sacchetti. Mostrandoci la prova di ieri e oggi
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