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Lutto alla Cooperativa Sociale Nazareno, è morto Cesare Paltrinieri

Lutto alla Cooperativa Sociale Nazareno, è morto Cesare Paltrinieri

Cesare non è stato soltanto un ospite: è stato un protagonista, un compagno di strada, un segno vivo all’interno della comunità


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Lutto alla Cooperativa Sociale Nazareno: è morto Cesare Paltrinieri, per tutti “Cesarone”, uno degli ospiti più importanti e significativi della propria storia.

'Cesare non è stato soltanto un ospite: è stato un protagonista, un compagno di strada, un segno vivo all’interno della comunità. Agli occhi del mondo la sua vita doveva essere solo una vita segnata dal grande mistero della sofferenza psichica, e invece è stata sempre, altrettanto misteriosamente, il seme che ha generato e fatto crescere frutti meravigliosi e inaspettati. Sono state le sue domande, il suo desiderio ostinato di una vita pienamente umana e adulta, a provocare e orientare scelte decisive della Cooperativa' - si legge in una nota della cooperativa.

Questa sera, 4 marzo, presso la Chiesa di Santa Croce, alle 20:15, sarà recitato il Santo Rosario insieme a tutti quelli che vorranno ricordare Cesare.

I funerali si terranno venerdì 6 marzo alle 14, partendo dalla casa funeraria Infinito di Concordia, via per Mirandola 33, per la Chiesa di San Possidonio. La casa funeraria sarà aperta dalle 8 alle 19 di domani giovedì 5 marzo.


'Mi ricordo bene la prima volta che ho visto Cesare: è sceso da una Panda bianca, imponente e un po’ minaccioso, a una settimana dal suo venticinquesimo compleanno, accompagnato dal papà e da un’infermiera del CSM di Mirandola.

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Da allora è iniziato un rapporto fatto di fiducia conquistata nel tempo, tra momenti burrascosi e altri sorprendentemente divertenti - spiega il presidente della cooperativa sociale Nazareno Sergio Zini -. Dopo alcuni anni al Centro Emmanuel, il suo desiderio di lavorare è diventato sempre più insistente. È per lui che abbiamo avviato ciò che oggi è l’Atelier Manolibera, passando anche dalla Cooperativa Nazareno Work, di cui è stato socio fondatore. Questa notizia mi colpisce profondamente: Cesare è stato l’ispiratore di molte attività della Cooperativa, spesso nate dai suoi desideri più autentici, come quello di stare bene e di avere una casa tutta per sé. Non sopportava più di vivere in famiglia; a volte mi telefonava nel cuore della notte, prendeva la corriera da San Possidonio anche nei festivi e vagava per Carpi cercando il Nazareno. La sua presenza era imponente, fisicamente e caratterialmente, e ha messo alla prova un’intera generazione di operatori. Ma da lui ho imparato moltissimo: posso dire che la mia formazione più importante è nata proprio dal rapporto con Cesare, così come quella di tanti operatori che hanno fondato l’identità della Cooperativa'.

'Un episodio lo racconta meglio di tanti discorsi: il giorno dell’inaugurazione di Casa Santa Teresa, preparata per lui e per un altro ospite.

Aveva uno sguardo pieno di gratitudine e mostrava con orgoglio ai visitatori la sua camera, sentendo quella casa davvero come sua. Fu una svolta: lì diventò più tranquillo, più trattabile e più disponibile all’ascolto. Parallelamente iniziò la sua esperienza artistica nell’Atelier Manolibera, sostenuto dalla pazienza degli operatori. Grazie all’intervento di un esperto d’arte ne scoprimmo il grande valore: da lì iniziò una vera carriera, con partecipazioni a mostre di Outsider Art in Italia e all’estero. Sue opere sono oggi conservate in musei, come il Museum of Everything di Londra, il MAD Musée di Liegi, la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e in diverse collezioni private. Ricordo la sua gioia a Montecarlo, quando i suoi quadri furono messi all’asta e acquistati tutti. E anche la sua fierezza durante il ricevimento: in giacca e cravatta, sorseggiava champagne tra le personalità del Principato, consapevole del riconoscimento ricevuto. Negli ultimi anni la vecchiaia, precoce per i suoi trascorsi, si è fatta sentire. Il bisogno assistenziale è aumentato, e lui ha vissuto questo tempo circondato dall’affetto degli operatori: prima quelli di Casa Santa Teresa, con cui ha condiviso oltre vent’anni, poi quelli di Sant’Ermanno, dove ha trascorso l’ultimo periodo.
Cesare me lo ricorderò sempre così: con quello sguardo sveglio e intenso, che ti fissava in attesa di chiederti qualcosa — qualsiasi cosa — con la certezza che tu potessi aiutarlo a soddisfare un suo desiderio. Ma nello stesso tempo, sempre sicuro che il luogo in cui si trovava fosse davvero il suo luogo, la sua casa. Perché lì c’erano le relazioni che lo avevano accompagnato e sostenuto, lì aveva costruito, passo dopo passo, la sua vita. E questa, per lui, era la vera autonomia'.

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