Il clima ha fatto la sua parte il caldo di questi giorni favorisce un anticipo della vendemmia, tuttavia i terreni si sono imbevuti d'acqua nella prima parte dell'anno, le grandinate sono state limitate e la peronospora non ha inciso sul raccolto. L'anticipo di 6-7 giorni dovuto al caldo, sottolineano gli addetti del settore, non sono di per sé un'anomalia, tuttavia è prematuro tirare le somme a fronte di una vendemmia che impegnerà da qui fino a ottobre inoltrato e solo a partire da metà settembre sarà possibile quantificare il successo dell'annata.
Annata, quella del 2023 che è stata molto al di sotto delle aspettative e i conseguenti risultati incidono, in termini di mercato, più dei cambiamenti climatici ai quali si riconduce la siccità, che però a sua volta è più legata a un problema di efficienza delle infrastrutture idriche soprattutto al sud.
A livello nazionale si è registrata una contrattura dell'export del vino nei confronti di paesi come la Gran Bretagna, gli Usa o la Germania, generando una crisi strutturale del settore; ma ricondurre il tutto ai cambiamenti climatici è fuorviante quando le voci che pesano sull'industria vitivinicola sono i costi di produzione e gli alti tassi di interesse, oltre a un ribassamento dei prezzi per poter smaltire le giacenze.
Il caldo di questi favorisce un buon successo del raccolto, tuttavia sarà proprio il meteo del prossimo mese a determinare decidere la stagione
Stefano Bonacorsi


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