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Abisso Green Pass: 15 ottobre, anniversario delle discriminazioni sul lavoro

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L'orrore per quell'abisso resta solamente nel cuore di chi - vaccinato o non vaccinato - lo ha vissuto in tutta la sua gravità e, tragica beffa, oggi ha quasi paura a ricordare, a evocarlo per timore di essere deriso, umiliato ancora una volta. Ridicolizzato con un 'ormai è passato'


Abisso Green Pass: 15 ottobre, anniversario delle discriminazioni sul lavoro
E' passato esattamente un anno. Era il 15 ottobre 2021 quando in Italia il Green Pass divenne obbligatorio per l’accesso a tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati. Da quella data, per Decreto Legge, per mesi un lavoratore sprovvisto di green pass non potè accedere al lavoro con sospensione dello stipendio dopo cinque giorni di assenza. Senza Qr non solo non si poteva più accedere a ristoranti, cinema, luoghi di socialità, ma nemmeno lavorare. Anche il diritto al lavoro veniva calpestato.

Una misura che venne tramutata poi in super green pass (cioè certificato verde ottenuto non con tampone ogni due giorni, ma con vaccinazione) per gli over 50 e per alcune categorie professionali (medici, insegnanti, forze dell'ordine).

Un orrore, un abisso che contribuì a una spaccatura profonda nella società con la divisione del tutto fittizia (oggi sappiamo essere così dal punto di vista scientifico, poichè anche le persone vaccinate, pur sviluppando statisticamente forme più lievi di malattia, purtroppo possono contagarsi e contagiare il prossimo) tra un noi e un loro. 'Noi' quelli che hanno aderito al trattamento sanitario imposto in modo evidentemente coercitivo, e 'loro' coloro che si sono ribellati e che possono essere offesi e umilati da politici, personaggi televisivi, medici...
Una spaccatura peraltro ancora presente nella società: basti pensare ai medici ancora sospesi per non avere aderito in toto al ciclo vaccinale o all'obbligo di presentare il green pass per visitare parenti in strutture sanitarie o riabilitative.

E' passato esattamente un anno.

Eppure oggi, 15 ottobre 2022, nonostante molteplici dimostrazioni di quanto quella norma fosse lontana da principi medici ma fosse viceversa solamente frutto di una assurda scelta politica, nessuno a livello istituzionale ha ancora avviato una seria riflessione su quanto imposto ai cittadini italiani. Sulle sofferenze arrecate ai lavoratori, alle famiglie, ai bambini di 12 anni per i quali i genitori non avevano scelto il vaccino e che vennero cacciati finanche dai campi da calcio e dall'accesso ai bus per andare a scuola. Nessuno ha ancora riflettuto sulla ferita costituzionale e sulla evidente compromissione dell'Articolo 1 della nostra Carta. Nessuno, sempre a livello istitizonale, ha pensato che se questo è accaduto, sfruttando il paravento di principi medici assunti a totem indiscutibile, potrebbe riaccadere. Il nascituro governo a traino Meloni sembra avere ben altre preoccupazioni ed è difficile al momento pensare possano arrivare segnali in questo senso (a partire dal reintegro dei medici sospesi prima del 31 dicembre) e le piazze un tempo pieno appaiono disilluse anche dalla (voluta?) frammentazione politica delle forze che erano chiamate a rappresentarle alle urne.
Un anno è passato, l'orrore per quell'abisso resta solamente nel cuore di chi - vaccinato o non vaccinato - lo ha vissuto in tutta la sua gravità e, tragica beffa, oggi ha quasi paura a ricordare, a evocarlo per timore di essere deriso, umiliato ancora una volta. Ridicolizzato con un 'ormai è passato'. Ma senza fare i conti col passato così divisivo è difficile costruire un futuro condiviso.
Giuseppe Leonelli


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