Borsellino, a 31 anni dalla strage a rischio l'eredità più importante
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Borsellino, a 31 anni dalla strage a rischio l'eredità più importante

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Fino a quando essere onesti, rigettando le facili sirene del compromesso morale, non diventa conveniente l'aumento della tiepidezza è destinato a crescere


Borsellino, a 31 anni dalla strage a rischio l'eredità più importante
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Ogni anno, al di là del consueto rito delle celebrazioni e delle dichiarazioni ufficiali, è come se un pezzo del suo insegnamento venisse dimenticato. L'impressione, tanto straziante quanto vivida, è che anno dopo anno della lezione di Paolo Borsellino, del suo estremo e cosciente sacrificio, della sua straordinaria testimonianza di lotta alla criminalità organizzata, si perda colpevolmente qualcosa.
 
Nel mio percorso all'interno delle associazioni di rappresentanza ho sempre posto le parole e la vita del magistrato ucciso il 19 luglio 1992 come un faro e ho cercato di far sì che quella luce illuminasse le scelte che di volta in volta mi si sono poste dinnanzi. Da questo nasce anche la scelta del nome della associazione che presiedo, Ruote Libere, imprese libere da ogni condizionamento mafioso. Posso aver commesso errori, ma la strada che ho cercato di seguire è stata chiara.

Nascono proprio da questo tentativo di far mio quotidianamente quell'insegnamento, le denunce sulle infiltrazioni delle mafie nel mondo dell'autotrasporto, le costituzioni di parte civile nei processi Aemilia e Caronte e la consapevolezza stessa di quanto sia fondamentale preservare la dignità e la professionalità di un settore delicatissimo come quello dell'autotrasporto, per difenderlo da ulteriori tentativi di colonizzazione da parte della criminalità organizzata.
 
Ebbene, ogni anno, il 19 luglio, è una dolorosa occasione per riflettere su quanto nel mondo che rappresento, così come in generale nel mondo economico e sociale del Paese, la lotta alle mafie e in particolare alle infiltrazioni nell'economia, venga vissuta come una urgenza. E, come dicevo, ogni anno la sensazione è che questa priorità assoluta sia percepita come qualcosa di sempre meno centrale, quasi un orpello per impreziosire il nocciolo dell'attività primaria che - per quanto riguarda il settore imprenditoriale - è sintetizzabile nella parola 'profitto'.

Sia chiaro, non che vi sia nulla di male nel ricercare la soddisfazione di bilanci positivi nel fare impresa, purtroppo però il valore della legalità appare sempre più disgiunto dall'idea della efficienza economica. 
 
Ecco, al di là delle storture tipiche di ogni movimento e associazione di persone, io credo che sia proprio questa distanza percepita tra la marginalizzazione delle scorciatoie illegali e il successo economico che ha portato negli anni a rendere sempre meno pregnante l'esigenza di una mentalità e cultura antimafiosa.
 
Fino a quando essere onesti, fino a quando il rigetto delle facili sirene del compromesso morale, non diventa conveniente credo che l'aumento della tiepidezza sarà destinato a crescere.
 
Il ricordo delle stragi di Capaci e di via D'Amelio perderà inesorabilmente una fetta della propria essenza. Si moltiplicheranno rituali stanchi e fini a se stessi, targhe e medaglie utili a dar lustro a chi le presenta. La inestimabile eredità che Paolo Borsellino e Giovanni Falcone ci hanno lasciato diventerà anno dopo anno sempre più qualcosa di simile a una Messa laica, da celebrare come il rito natalizio di Mezzanotte, ripetendo a memoria liturgie il cui significato scivola via sulla pelle come pioggia estiva. Le parole delle associazioni antimafia diverranno sempre più omelie autoreferenziali e le inevitabili frizioni all'interno di ogni associazioni diverranno piaghe insanabili.
 
Ebbene, io sono convinta che questa deriva sia arginabile solo attraverso un cambio di mentalità frutto di una reale volontà di contrasto alle mafie che parta dalle istituzioni e da norme che - lo ribadisco - consentano di rendere sconveniente il cedere alle lusinghe di una criminalità organizzata che oggi può ancora permettersi di agire fuori da ogni logica concorrenziale. Forse solo così si ridurrà quella distanza a cui facevo riferimento e si smetterà di mettere in una assurda competizione morale la battaglia alla criminalità organizzata con la battaglia per il diritto sia alla dignità dei lavoratori sia del fare impresa.
 
Cinzia Franchini 

Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

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