'Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso identico modo — non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta'. A scriverlo è il conduttore di Report Sigrifido Ranucci.
Intanto l'amico Valter Lavitola è sotto interrogatorio nel carcere di Rebibbia. Il faccendiere è stato arrestato come mandante della bomba esplosa davanti casa del giornalista. L'attentato, secondo il gip di Roma, aveva l’obiettivo di accrescere la popolarità del conduttore televisivo per aprirgli la strada in una carriera politica.
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