I familiari, i compagni di scuola del liceo Righi, le Istituzioni e la città di Bologna. C’è tutto il mondo di Giovanni Tamburi accorso alla cattedrale cittadina di San Pietro per dare l’ultimo saluto al ragazzo, morto nella strage di Capodanno di Crans Montana. In via Indipendenza, la chiesa e già gremita all’arrivo della bara. In prima fila la famiglia, e dietro centinaia di ragazzi per commemorare “Gio”. Tra le istituzioni, presenti il sindaco Matteo Lepore, il presidente della Regione Michele de Pascale, il ministro Annamaria Bernini e il sottosegretario Lucia Borgonzoni.Giovanni ora è “come una stella del cielo illuminata dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace caro Giovanni”. È questo l’ultimo saluto del cardinale Matteo Zuppi. L’arcivescovo e presidente Cei non può essere presente per celebrare, questa mattina. E così ha inviato un messaggio che viene letto all’inizio della messa. “Purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina a dare l’ultimo saluto a Giovanni- scrive Zuppi- lo sono con amore addolorato e con intima comunione”. Dare l’ultimo saluto “sembra incredibile- afferma Zuppi- pensando alla bellezza della vita e alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava. Ed è così, perchè siamo fatti per vivere”.
Il cardinale estende poi il suo pensiero ai tutti i giovani rimasti vittime del rogo, ai feriti che “ne porteranno a lungo le ferite” e anche “al capotreno ucciso in stazione a Bologna” l’altra sera. “Sento l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale- dice Zuppi- e quell’Astro del Cielo che abbiamo celebrato scendere sulla Terra, accettando la debolezza e il limite umano: la nostra sofferenza e la nostra morte”. Il Natale, afferma l’arcivescovo, “non nè un facile sentimento a poco prezzo, è luce che lotta contro le tenebre e le vince, perchè ama fino alla fine. E perchè così la nostra vita non finisca”. In questi giorni “terribili di tanto sconforto- aggiunge Zuppi- abbiamo tutti sperimentato l’istintivo amore e la solidarietà tra di noi. Quanto è importante, e quanto ci fa bene: un vero balsamo. Ci siamo stretti ai familiari di Giovanni e lo siamo diventati un po’ tutti, i suoi familiari”. Conclude Zuppi il suo messaggio per i funerali di Giovanni: “L’amore è la risposta al male. Questo ci fa intuire il più grande amore, quello di Dio, Gesù, perchè proprio Giovanni sia sempre con noi. E noi con lui.
Quella luce ci insegna a lottare sempre contro il male e contro tutto ciò che offende e distrugge il bellissimo e delicatissimo fiore che è la vita di ognuno. L’amore riempie ogni mancanza”. Don Vincenzo Passarelli, docente di religione di Giovanni, nel suo saluto concorda: “La vita non finisce, la morte è un passaggio, la vita è fatta per continuare sempre”. E sottolinea come la chiesa oggi sia “strapiena. E più della metà sono giovani: il futuro di Bologna e del mondo”. A celebrare la messa è monsignor Stefano Ottani, parroco della chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, frequentata dal ragazzo. “Tutta la Chiesa di Bologna si stringe attorno a Giovanni- dice il sacerdote- ai suoi familiari e compagni di scuola, in questo momento di dolore e sgomento”. Monsignor Ottani ci tiene a esprimere “affetto e gratitudine per la presenza di Giovanni in parrocchia. Ricordiamo la sua simpatia, chiacchierava molto, faceva domande difficili, era educato e attento. Ho appreso la notizia della sua morte mentre ero in pellegrinaggio in Terra Santa e ho capito che Giovanni camminava con noi, in questo pellegrinaggio che è la vita, verso la Gerusalemme del cielo. Giovanni, reso misteriosamente partecipe della morte del Signore, sia ora partecipe della sua resurrezione.
E anche noi possiamo passare dalla tristezza e dall’angoscia alla consolazione e alla speranza che non delude”.“Giovanni sei stato il figlio migliore che un papà possa avere”. Sono le parole del padre di Giovanni Tamburi. “Eri bello- dice il papà, al termine della cerimonia- meraviglioso non solo fuori, ma anche dentro. La tua maturità faceva sì che quando tuo fratello e le tue sorelle avevano bisogno, si rivolgessero a te. Eri il centro della vita anche delle nonne e anche a loro davi consigli. I tuoi valori e i tuoi principi, nonostante la tua giovane età, ti rendevano unico. Andavi bene a scuola perchè per te era un dovere, amavi la vita, amavi lo sport, giocavi a golf e avevi appena vinto una coppa, giocavi a pallone ed eri uno sciatore provetto. Amavi il cinema, le ragazze, ma amavi soprattutto la musica. Ti piacevano incredibilmente Battisti, De Gregori, il rock degli anni passati. Ma volevi fare anche il dj e con un tuo caro amico stavi creando un posto dove potersi trovare con tutti i ‘bro’ per ascoltare la musica”. Continua il papà di Giovanni, tra le lacrime: “Eri molto empatico, eri un trascinatore. Cosa può volere di più un papà dal suo figlio”. E aggiunge: “Dal primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te. A differenza tua, però, io ne vivrò un’altra, con un vuoto incolmabile. Ma tu no. Non potrai più andare a trovare quella ragazza per cui ti avevo già comprato il biglietto del treno. E non potrai provare la tanto agognata moto che avevamo già ordinato. Non potrai percorrere la strada spianata che avevi davanti per una vita di successi”. Il papà di Giovanni conclude: “Grazie per i 16 anni che ci hai regalato, sono stati stupendi. Ora sei salito in cielo. Sono sicuro che anche là riconosceranno la tua luce. Non posso più vederti, ma ti percepisco. E ti amerò per sempre”.
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