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Rischio idrogeologico: i grandi, e pericolosi, canyon del Panaro

Data: / Categoria: La Provincia
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Così come sul Secchia, nel tratto pedemontano del Panaro, gli effetti dannosi di decenni di escavazione presentano il conto. Sulle piene e sulla spesa per opere che dopo pochi anni sono da rifare


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Così come documentato per il fiume Secchia, nel tratto collinare a valle delle casse di espansione, anche il fiume Panaro, a seguito dell'erosione accellerata dalle conseguenze di decenni di escavazione di migliaia di metri cubi di ghiaia, mostra scenari davvero impressionanti. Visibili maggiormente in periodi di 'secca' come quelli che hanno caratterizzato l'ultimo mese. Dopo l'estrazione, per decenni, di ghiaia nella fascia soprattutto pedemontana, l'alveo del fiume ha radicalmente cambiato il proprio assetto. Con effetti importanti sulla velocità dell'acqua verso valle, sull'impatto sulle opere di contenimento e, conseguentemente, sull'andamento delle piene. L'acqua e le ondate di piena hanno scavato via via l'alveo, creando dei veri e propri canyon dove l'acqua ad ogni precipitazione scorre veloce, sempre più veloce, non rallentando ed invadendo più, in modo naturale, aree un tempo golenali, aggiungendo erosione a erosione.

Un fenomeno evidente in forme a tratti impressionanti. Per il Panaro Soprattutto nel tratto del fiume compreso nel comune di Vignola. L'immagine a destra rappresenta la sponda del fiume, a valle della traversa del ponte ferroviario. Le immagini scattate nei giorni scorsi da Massimo Neviani, del Comitato Salute Ambientale di Campogalliano, documentano uno scenario tanto particolare quanto preoccupante.

L'acqua, scorrendo su uno strato non più protetto dallo strato 'corazzato' di ghiaia, ha scavato negli anni grandi canaloni. Anziché rallentare ed invadere campi che decenni fa costituivano golene naturali, il flusso prende velocità e si scarica a valle, per poi essere rallentato e regolato solo dal grande bacino delle casse di espansione di San Cesario messe sempre più sotto pressione. Gli effetti di questa grande quantità di acqua a forte velocità sono evidenti anche dall'impatto rispetto alle cosiddette traverse per la regolazione dei flussi. Grandi, come lo è la traversa stessa, nei pressi del ponte ferroviario di Vignola, dove si sta ricostruendo il muro antecedente alla cascata. Che segue di due anni altri lavori effettuati sulla stessa traversa.



'Immaginiamo la velocità con cui l'acqua scorre in questi canaloni. La situazione di insicurezza dei nostri fiumi Secchia e Panaro è dovuta in gran parte all'aumento della velocità di scorrimento dell'acqua e dallo scorrimento in un alveo molto ristretto rispetto al passato, questo provoca dei picchi di piena molto più alti nei tratti dopo la via Emilia'- afferma Massimo Neviani.

'Negli anni '70 si è risposto con le casse di espansione che essendo sperimentali avrebbero dovuto essere adeguate come già valutato dagli studi fatti negli anni '90, ma la cassa del Secchia, (a differenza di quella del Panaro nella quale sono state installate paratoie per la regolazione del flusso dell'acqua a valle ed il livello del bacino, ndr), non è mai stata migliorata'

'Poi - prosegue Neviani, ci si è dimenticati del tutto del tratto in bassa pianura sia per la messa in sicurezza degli argini, molto fragili al punto da essere rotti come abbiamo visto il 6 dicembre scorso sul Panaro e, nel gennaio 2014, sul Secchia, sia della capacità di deflusso dell'alveo'

Un sistema, quello che va delle casse di espansione a valle fino al confine regionale verso il Po, sempre più messo sotto pressione dal cambiamento del fiume, provocato dall'erosione, a monte delle rispettive Casse di espansione.

Un insieme di componenti, di fare e disfare con esplosione della spesa pubblica per mettere sostanzialmente 'pezze' a lavori già eseguiti e che hanno portato ad effetti devastanti, e a cascata, capaci di aumentare la crisi ed il rischio sull'intero sistema idraulico, oltre alla spesa pubblica che anziché essere destinata alla prevenzione e ad interventi strutturali sul sistema, viene utilizzata sul fronte della 'riduzione del danno'.

Gi.Ga.


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