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L'Ucraina conceda territori alla Russia: la lezione di Kissinger

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Kissinger suggerisce che l’Ucraina debba essere disposta a concedere la Crimea e a riconoscere le due Repubbliche separatiste, per mettere fine alla guerra


L'Ucraina conceda territori alla Russia: la lezione di Kissinger

Uno dei Segretari di Stato americani più conosciuti al mondo è senz’altro Henry Kissinger. Svolse questa delicatissima mansione con i Presidenti Richard Nixon e Gerald Ford. In quegli anni, si distinse per una politica estera piuttosto muscolare e spregiudicata, sostenuta anche dalle armi. Fu questo il caso del Cile, con il colpo di Stato che depose il Presidente marxista Allende, per sostituirlo con il Colonnello Pinochet (alla faccia di libertà e democrazia).
Questo vezzo americano, e di tutte le superpotenze fin dai tempi della Roma Imperiale, di stabilire come gli altri Paesi debbano essere governati e quanta influenza possano avere con i vicini, è vecchia di decenni e decenni, a testimoniare che non importa se un capo di Stato è un dittatore oppure un chierichetto con il giglio in mano: l’unica cosa che conta è che non disturbi gli affari di Washington e l’aiuti a diventare più ricca e potente.
Naturalmente, nel 1973 Kissinger fu insignito del premio Nobel per la Pace come Obama: uno dei presidenti statunitensi più guerrafondai e che diede inizio al conflitto attuale tra Russia e Ucraina.

Gli anni e i capelli bianchi portano saggezza e, infatti, ora Kissinger usa parole più equilibrate e miti di quelle che avrebbe scelto trent’anni fa, se avesse dovuto occuparsi dell’attuale contrasto. Queste le sue dichiarazioni, rilasciate al Forum economico di Davos: “I negoziati devono iniziare nei prossimi due mesi prima che si creino tensioni difficili da superare: idealmente, la linea di divisione dovrebbe essere il ritorno allo status quo” precedente all’invasione russa del 24 febbraio.
In buona sostanza, e sconfessando i proponimenti di Zelensky e di Biden che vogliono una Russia sconfitta ritornata completamente dentro i propri confini, Kissinger suggerisce che l’Ucraina debba essere disposta a concedere la Crimea e a riconoscere le due Repubbliche separatiste, per mettere fine alla guerra ed evitare una escalation dagli sviluppi imprevedibili. Detta in altre parole, accettare le condizioni di Mosca.

La ragione di questo suo intervento è il timore che Stati Uniti e Alleati si lascino trascinare “dagli umori del momento”, con la volontà d’infliggere una sconfitta alla Russia assai poco probabile, ma che potrebbe compromettere la stabilità a lungo termine dell’Europa intera.
Non è solo Kissinger a pensarla in questo modo. Anche il “New York Times” indica che gli ucraini devono essere pronti a “decisioni territoriali dolorose”, se vogliono davvero la fine delle ostilità e non vedere la loro nazione ridotta in macerie. Giusto o sbagliato che fosse, prima dell’inizio del conflitto, Kiev non aveva già il controllo della Crimea e delle due repubbliche indipendentiste del Donbass.

Il governo ucraino si è fatta subito sentire con un post del Consigliere di Zelensky, Mikhailo Podolyak, che ha così commentato: “E’ un bene che gli ucraini nelle trincee non abbiano il tempo d’ascoltare i provocatori di panico di Davos: sono un po’ impegnati a difendere libertà e democrazia”. Per far capire al mondo cosa c’è dietro alla mite proposta di Kissinger, ha allegato una foto del Segretario di Stato americano che, sorridente, stringe la mano a Putin.
Oltre a una guerra che dovrebbe concludersi con i due belligeranti sfiniti, specialmente la Russia, che firmano un trattato di pace, esiste però un’altra prospettiva. La teoria a stelle e strisce è che la Russia si trova da sola, sta finendo gli armamenti che nessuno rimpingua con i propri e non può fare a meno economicamente del mercato Occidentale. Il mondo siamo noi, insomma, e il resto conta poco. Tutto ciò la costringerà a tornare indietro sui suoi passi, umiliata e sull’orlo del default. Questa visione è però sconfessata dai dati oggettivi che vedono Mosca in difficoltà, costretta ad affrontare un momento di grande cambiamento e trasformazione, ma affatto vicino al collasso, come non può esserlo qualsiasi nazione con così tante materie prime e un mercato alternativo. Soprattutto la Cina.

Un dato incontestabile è che questo conflitto in Ucraina ha spaccato il mondo in due blocchi, che hanno deciso di escludersi reciprocamente da relazioni finanziarie, economiche e culturali. L’attuale situazione è peggiore di quando esisteva l’Unione Sovietica, perché non vi era così tanto odio e disprezzo come oggi tra l’Occidente e il Cremlino, inteso non solo come Amministrazione, ma quale popolo. Noi, e neppure tutti, contestavamo il comunismo: una filosofia politica, un sistema di governo, ma non abbiamo mai escluso compositori russi dai programmi di concerto o non permesso ad atleti e artisti di Mosca di esibirsi nelle nostre città.
Oggi si è scavato un solco che potrebbe essere insanabile per moltissimi anni e produrre un diverso sviluppo, che esclude negoziati futuri e la ripresa di relazioni. Le armate di Putin sono in grado di raggiungere gli obiettivi militari (dal Donbass fino a Odessa, probabilmente), presidiare le terre conquistate, costruirvi basi, avviare una nuova normalità per la popolazione e testualmente fregarsene di Zelensky e Alleati. Il tutto si trasformerebbe in una specie di guerra di confine vecchio stampo, finché gli ucraini hanno uomini e munizioni occidentali da sparare. Il messaggio di Mosca all’Occidente potrebbe essere tradotto in un “non esistete solo voi”. Se poi la Cina si mette di traverso a fronteggiare l’America, cala il silenzio su tutti.

Sul nostro proseguire ad inviare armamenti, i distinguo sono già apparsi evidenti e non solo in Italia: la crisi economica inizia a mordere seriamente e i cittadini sono più interessati al problema di come pagare le bollette, la spesa, l’affitto o il mutuo, al problema dei posti di lavoro che saltano e non si sa come sostituirli con altri. Il tempo lavora in favore di Putin e le illusioni ucraine, al di là dei solenni proclami, vanno rarefacendosi. Per la Francia, ci vorranno 15/20 anni prima che Kiev possa entrare in Europa, avendo gli stessi standard nella sanità, nella scuola ecc… degli altri Paesi. C’è poi un problema politico: l’Ucraina oggi è di fatto una dittatura con un solo partito. In quanto al suo ingresso nella NATO, lo scoglio Erdogan non è stato ancora superato e forse non lo sarà mai.

Ecco che le parole di Kissinger acquistano significato: o l’Occidente scende in campo con i propri uomini e scatena veramente la Terza Guerra Mondiale o, prima o poi, si sgancerà da questo conflitto e l’Ucraina si troverà ad accettare la proposta russa con tanti morti e villaggi distrutti in più di oggi. Intanto, nonostante Putin sia stato dichiarato in fin di vita e l’arsenale moscovita ormai agli sgoccioli, qualche ora fa l’Armata Rossa ha sfondato nel Donbass.

Massimo Carpegna



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Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Visiting Professor London Performing Academy of Music di Londra. Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli..   Continua >>



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