Perché a Modena le istituzioni e i media (con qualche eccezione) in questa settimana non hanno approfondito le cause di quanto successo ed avviato un’analisi critica a fronte dei problemi che l’attentato di sabato ha posto?
Cosa ci ha insegnato questa vicenda? Cosa deve cambiare a Modena? Si avverte una voglia di chiudere l’episodio e di andare oltre, quasi come se nulla fosse successo. Anche il luogo in cui si è schiantata l'auto è tornato alla normalità. Ma questo sarebbe ingiusto innanzitutto per le persone la cui vita è stata segnata per sempre.
C’è stato un evento che ha colto in un colpo solo tutta la città. Tanti hanno avuto un amico, un parente, un conoscente, che ha visto, era lì intorno, è accorso… A Modena la gente è preoccupata, ha bisogno di sentirsi capita.
Se sente che chi governa vuole sminuire, minimizzare, non si sente più tranquilla, ma meno protetta.
La violenza si contrasta innanzitutto con la conoscenza. Senza analisi non si sa neppure quali cambiamenti porre in atto.
Occorre interrogarsi almeno su 3 temi: cosa e perché non ha funzionato nella sicurezza cittadina e come migliorarla; perché ci sono difficoltà nell’integrazione dei migranti e cosa si può fare; come potenziare, il sostegno e la vicinanza a chi presenta fragilità psichiatriche.
Momenti in memoria, celebrativi, hanno senso, soprattutto se fatti
con spirito unitario (come quello del vicepremier Antonio Tajani lunedì in Consiglio comunale), ma non ci fanno fare un passo in avanti su questi punti.Invece oggi spesso si assiste ad un dibattito stucchevole, ripetitivo, dove ascoltiamo solo le stesse frasi, ‘mantra’ indimostrati, risposte preconfezionate (che si sarebbero detti in qualunque altro evento simile) come: “l’attentatore era completamente pazzo” o “era un terrorista islamico”. Ad oggi entrambe le affermazioni non trovano fondamento.
Peraltro dire che chi compie un’azione violenta ha problemi di salute mentale (come si è scritto) è grave perché nega la libertà umana di scegliere il bene e il male e fa vedere in ogni persona con questi problemi un potenziale criminale.
Perché non ragionare sul fatto che i migranti, proprio per il loro essere ‘in mezzo’ tra due culture molto diverse, quella di provenienza e quella in cui vivono, hanno più difficoltà nel costruire la loro identità e quindi rischiano maggiormente di presentare problemi psichiatrici (come i dati mostrano chiaramente)?
Che il problema non è l’integrazione in sé (la sorella dell’attentatore risulta perfettamente integrata) ma il fatto un migrante che va in crisi può assumere atteggiamenti antisociali verso la comunità in cui vive?
Che si può essere a favore dell’accoglienza dei migranti e dire che la remigrazione è una strada sbagliata ma che occorre guardare e affrontare i problemi che l’immigrazione
Possiamo ragionare, approfondire, entrare nel merito anziché parlare suscitando paure o chiudere la riflessione con slogan ad effetto?
Oggi più che mai di fronte all’odio e alla cieca violenza, contro le paure, le ansie, serve usare il ragionamento andando oltre le frasi fatte che servono a consolare o ad impaurire ma non ad imparare.
Innanzitutto per evitare che un evento simile si ripeta.
Andrea Mazzi - capogruppo 'Modena in Ascolto'

