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Attentato del 16 maggio: alla Festa dell'Unità di Modena si sceglie il silenzio e il 'meglio non parlarne'

Attentato del 16 maggio: alla Festa dell'Unità di Modena si sceglie il silenzio e il 'meglio non parlarne'

Perché questo silenzio? Cosa trattiene il partito organizzatore del festival de l’Unità sedicente sempre vicino alla gente dal trattare i fatti del 16 Maggio?


2 minuti di lettura

Egregio direttore,

Giovedì 11 giugno ha preso ufficialmente il via la Festa de l’Unità della Città di Modena, presso la Casa Colonica del Parco Amendola lato Via Panni, con l’inaugurazione che ha visto la presenza di tante personalità politiche locali.

Vasto e diversificato il programma politico di incontri e di confronti così come quello dell’intrattenimento culturale e di spettacolo e di svago. Insomma una gran festa ma condita con discorsi di alta politica e mescolata a spettacolo e cultura di parte, con gran servizio dei più noti piatti della cucina modenese (ma sembrerebbe anche di tradizione Mussulmana, per non offendere o mancare di rispetto alle persone arrivate a Modena da quel vasto mondo).


Avviene il festival, a poco più di un mese dal terribile attentato in centro città per mezzo di una vettura lanciata a forte velocità da un individuo dotato anche di arma bianca. L’attentato ha causato numerosi feriti anche gravissimi ed ha sparso ulteriori timori e nuovo terrore, preoccupazioni e sofferenza fra la popolazione di tutta la città ed anche altrove in Italia e nel mondo.

Ebbene, sembrerebbe che nessuno dei temi in programma nel festival in parola tratti, discuta, si soffermi, analizzi, mediti ed approfondisca quanto di tragico avvenuto poco più di un mese prima nella stessa città.


Perché questo silenzio?

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Cosa trattiene il partito organizzatore del festival de l’Unità sedicente sempre vicino alla gente dal trattare i fatti del 16 Maggio? Ritiene per caso che a non parlarne, la gente poi dimentichi la tragedia consumata sotto i propri occhi ed in mezzo ai propri passi e così, per conseguenza, possa dimenticare anche la parte di responsabilità del partito che pur con denominazioni diverse, sta governando da circa ottant’anni la città di Modena?

Il Partito Democratico, se non ne vuole parlare, beh, faccia pure. Potrebbe però essere ancora in tempo, non lo avesse già fatto, prima che arrivi il giorno di chiusura della festa, a rappresentarsi ai partecipanti con faccia mesta, per, almeno, far giungere un pensiero di vicinanza anche a tutte le persone ferite per causa dell’attentato, ed ai loro famigliari. E, dalla via che c’è, appunto nell’intervallo di mestizia, rivolgere qualche parola rassicurante e chiara in materia alle ed ai modenesi.


A volte, si soffre e si dubita più di un silenzio inaspettato, che, casomai, di una parola chiara e sincera seppur non comportante serenità piena.

Quanto sopra, lo sostiene anche il consigliere Andrea Mazzi di Modena in Ascolto, il cui gruppo consiliare ha, appunto, organizzato Sabato scorso un convegno sul

tema in Palazzina Pucci, moderato dal giornalista Gianni Galeotti de La Pressa, con relatori di rilievo, molto partecipato.

Un cordiale saluto,


Camillo Po

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