Matteo Lepore ha convocato la piazza per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia. Una piazza presto degenerata negli scontri fra manifestanti dei centri sociali e forze dell’ordine. Lepore lo ha fatto a caldo, prima che gli accertamenti chiarissero responsabilità e dinamica, in un clima nel quale larga parte della galassia antagonista – e non solo - aveva già individuato il colpevole.
Lepore non ha detto testualmente che la morte fosse colpa della polizia. Ma la cornice politica era quella: da una parte la vittima e la richiesta di giustizia; dall’altra gli agenti coinvolti nell’intervento. Una specie di processo popolare preventivo, con la piazza chiamata a scegliere prima ancora che parlasse la magistratura. Poi sono puntualmente arrivati gli scontri, le devastazioni e decine di agenti feriti.
Le responsabilità materiali sono di chi ha lanciato oggetti, incendiato mezzi e aggredito gli agenti. Questo è ovvio. Ma la responsabilità politica di un sindaco riguarda anche le parole usate, il momento scelto e il clima che si contribuisce a creare.
Per questo sorprende la firma di Massimo Mezzetti in calce al documento dei 35 sindaci schierati a difesa di Lepore.
Perché Mezzetti, a Modena, ha fatto esattamente il contrario.Il giorno dopo l’attentato del 16 maggio ha convocato piazza Grande per calmare la città, non per orientarne la rabbia. Ha ringraziato il Presidente della Repubblica, il Governo, il ministro dell’Interno, le forze dell’ordine, i sanitari e i cittadini intervenuti. Ha isolato il responsabile del gesto, definito da tutti un folle, e impedito che la sua azione venisse trasformata in un’accusa contro un’intera comunità. Quella piazza non chiedeva di scegliere tra Gesù e Barabba: cercava di togliere combustibile a una città ferita.
Politicamente, dunque, la firma di Mezzetti per Lepore non si capisce. Sul piano umano, però, sì. Perché Mezzetti trascende ormai la politica: è diventato quello che prova a tenere insieme ciò che rischia di rompersi. Lo ha fatto nei giorni scorsi sui rifiuti, tirandosi dietro il sindaco di Carpi e cogliendo l’occasione per levarsi qualche sassolino personale nei confronti di Vincenzo Paldino. Lo fa oggi con Lepore. E in fondo lo fa anche con Michele De Pascale, che nelle tragedie arriva quasi sempre con una dichiarazione solenne, una promessa generale e una fotografia istituzionale a uso social.
Mezzetti prova a tenere in piedi - umanamente ancor prima che politicamente - tutto questo: il peso delle parole di Lepore, la superficialità di De Pascale, la necessità del centrosinistra di mostrare comunque una linea compatta. La firma dei 35 sindaci nasce probabilmente da qui. Non da una vera condivisione politica del comportamento di Lepore, ma dalla necessità di non lasciarlo solo.
È il ruolo di chi ha le spalle più larghe. Ma a forza di reggere gli altri, si rischia di finire per coprirne anche gli errori.
Magath
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