I tre immobili comunali di grande valore non solo economico ma anche per le potenzialità che potrebbero fornire in termini di servizio alla comunità sono tre: la struttura residenziale di viale Gramsci 47/1, di fatto un grande appartamento da oltre 400 metri quadrati disposto su due piani con terrazza da 230 metri quadri, poi il complesso di via Toniolo 125, ovvero una antica palazzina ristrutturata, da anni già in uso al Ceis per le proprie attività, e lo spazio conosciuto recentemente come spazio Lodolà, in via Toniolo 124, collocato all’ingresso del parco XXII Aprile. Uno spazio, quest'ultimo, che nella cornice della gestione Ceis che a più riprese lo ha affidato a propria volta ad altri soggetti associativi, da anni non riesce a diventare un presidio vivo del parco, un servizio reale alla comunità. Dotato di sala polivalente, bar, cucina e aree ricreative, è rimasto un luogo incompiuto: le attività di ristorazione sono state discontinue, le funzioni di aggregazione non si sono consolidate, il punto previsto per Modena Città Sicura, di cui è rimasto solo l'insegna rovinata, non è di fatto mai stato attivato, fermo alla propaganda inaugurale della ex amministrazione comunale e al lancio della campagna elettorale del PD per le elezioni amministrative 2009.
Un tema, quello dell'utilizzo o del mancato utilizzo nelle sue potenzialità che non è mai svanito, arrivando fino ad oggi, in cui altre forze civiche, ed in primis il Comitato Modena Merita di più, hanno rilanciato l’idea di un punto ristoro e centro di attività stabile nel parco come presidio anche a degrado e delinquenza.
Altro fronte di dibattito è quello relativo alla destinazione d'uso, seppur nobile, dei tre immobili immobili: accoglienza donne fragili e minori in grave disagio, per la prevenzione e il recupero dalle dipendenze, attività di reinserimento sociale e lavorativo.
Sia il parco XXII Aprile che viale Gramsci, soprattutto in quella parte che si unisce all'area dell'R-Nord sono da anni al centro di problemi legati allo spaccio, alla prostituzione e al degrado legato anche a politiche urbanistiche e sociali che hanno trasformato quelle aree in ghetti sociali ed etnici.
E' davvero opportuno e costruttivo continuare ad inserire in questi contesti persone fragili ed attività di recupero per persone fragili spesso vittime di quelle problematiche che in quei contesti si ripropongono? Forse una discussione in più rispetto ad affidamenti decennali su questi punti avrebbe potuto aiutare il confronto e il dibattito. Dubbio superato senza appello dai fatti. Il Comune ha deciso: Affidamento senza gara, gratuito, anche se le attività, pur nobili, che il Ceis svolge non lo sono certamente.
La delibera del Comune riconosce che il CEIS opera in settori di interesse pubblico e che negli anni ha investito in manutenzioni straordinarie degli immobili.
Gi.Ga.



