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Stangata rifiuti, ecco come le amministrazioni scaricano gli oneri sui cittadini

Stangata rifiuti, ecco come le amministrazioni scaricano gli oneri sui cittadini

Occorre meno ideologia e più concretezza e la politica deve esercitare il proprio ruolo. Si avvicinano le elezioni politiche: vediamo chi ha il coraggio


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La recente discussione modenese, sull’aumento della tariffa puntuale dei rifiuti, è falsata da un problema di fondo: le amministrazioni, in luogo di prendere decisioni, magari impopolari, a favore del bene collettivo, scaricano gli oneri sui cittadini.


Vediamo come ciò avviene nella gestione dei rifiuti, in particolare per quello che occupa maggior spazio nelle nostre case: la plastica.

Il DRS (Deposit Return System) è il sistema di deposito cauzionale che prevede il pagamento di un piccolo sovrapprezzo all'acquisto di una bevanda (circa 20/35 centesimi), rimborsato integralmente quando si restituisce il vuoto (bottiglia in plastica/vetro o lattina) negli appositi raccoglitori automatici. È un sistema che funziona in 140 Paesi del mondo, dagli Stati Uniti alla Romania, ma non in Italia. Questo sistema è diventato anche un modo per aiutare persone che vivono ai margini della società che, raccogliendo bottiglie per strada, con i rimborsi, riescono a comprarsi un pasto. In Italia, invece, si continua a discutere, rinviando qualsiasi decisione concreta, mentre le nostre città restano soffocate dai rifiuti. È un sistema intelligente, forse troppo intelligente per essere adottato anche da noi?

E quello che vale per le bottiglie in plastica/vetro o lattina, vale anche per i contenitori in plastica: o si ritirano o si vietano!

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Ma chi osa proporlo?

Forse qualcuno di buona memoria ricorderà le accese polemiche che accompagnarono la decisione del governo Renzi di obbligare l’uso di sacchetti compostabili!

Comunque, il problema dei rifiuti non si risolve invitando i cittadini ad acquistare prodotti con pochi imballaggi o a bere acqua del rubinetto (cose assai pregevoli, ma insufficienti) o trasformandoli in piccoli chimici quotidianamente impegnati a differenziare cose inutili che hanno “dovuto” comperare insieme al cibo.

Piccoli chimici che, oltrettutto, pagano tariffe salate, ma non solo: con le loro buone azioni “svuotano”, come nel caso modenese, l’inceneritore dai loro rifiuti indifferenziati, lasciando ampio spazio ad altri, di diverso tipo ed origine, il cui trattamento risulta molto redditizio per i gestori.

La discussione sull’aumento della trariffa puntuale, pur importante, è totalmente fuorviante. Come la patetica polemica su sacchi e cassonetti in una città che, dopo alcuni anni, non è ancora riuscita a mettere in tasca a tutti i cittadini la carta Smeraldo. (E questa è un’altra sconfitta: i fessi pagano e i furbi, non solo la fanno franca, ma comportano costi rilevanti per tutta la comunità a causa dell’abbandono incontrollato dei loro rifiuti).

Il problema, comunque, si risolve con decisoni politiche che evitino, alla fonte, la immissione sul mercato di

contenitori in plastica e/o imponendo il vuoto a rendere, non con dispute di basso cabotaggio locale e, comuque, sempre scaricando gli oneri sui cittadini.

Occorre meno ideologia e più concretezza e la politica deve esercitare il proprio ruolo.

Si avvicinano le elezioni politiche: vediamo chi ha il coraggio.


Franco Fondriest

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