Perché il punto non è quanto aumenta il biglietto. Il punto è il messaggio politico che questa decisione trasmette: una città di provincia decide di collocarsi tra le realtà più care d'Italia senza avere né le dimensioni, né i servizi, né la rete di trasporto delle grandi città con cui finisce inevitabilmente per essere confrontata.
I numeri parlano chiaro. Solo Bologna (2,30 euro) e Milano (2,20 euro) applicano tariffe superiori.
Modena raggiunge invece Torino e Genova, entrambe a 2 euro. Eppure basta guardare il resto del Paese per rendersi conto della sproporzione.
Firenze e Parma si fermano a 1,70 euro.
Verona costa 1,50 euro se il biglietto viene acquistato in rivendita.
Brescia è a 1,80 euro.
Padova e Vicenza a 1,70 euro.
Perugia a 1,80 euro.
Ancona a 1,60 euro.
Roma mantiene il biglietto urbano a 1,50 euro.
Napoli costa 1,30 euro per il bus urbano.
Venezia 1,50 euro.
Palermo e Catania 1,40 euro.
Cagliari 1,30 euro.
Bari tra 1 e 1,20 euro.
Lecce 1,20 euro.
La domanda, allora, è inevitabile. Che cosa offre Modena per giustificare un biglietto collocato tra i più cari d'Italia?
Una metropolitana? No.
Una rete tranviaria? No.
Una rete ferroviaria urbana? No.
Un sistema di trasporto integrato paragonabile a quello delle grandi città? Nemmeno.
Eppure il prezzo è quello. Il confronto diventa ancora più interessante se si guarda fuori dai confini nazionali.
A Madrid il biglietto dell'autobus urbano costa circa 1,50 euro.
A Lisbona circa 1,50 euro.
Ad Atene circa 1,20 euro.
A Praga poco più di un euro.
A Varsavia meno di un euro.
A Budapest meno di un euro.
A Bucarest ancora meno.
È vero, ci sono anche città come Parigi, Berlino o Vienna dove il costo del biglietto è superiore. Ma stiamo parlando di metropoli che dispongono di reti di trasporto pubblico tra le più sviluppate del mondo.
Parigi può contare su sedici linee di metropolitana, una fitta rete di RER, tram e autobus che servono un'area metropolitana con milioni di abitanti. Berlino offre un sistema integrato tra autobus, tram, metropolitana e ferrovie suburbane, con un titolo di viaggio valido per due ore e utilizzabile su un'area urbana vastissima. Vienna è considerata uno dei modelli europei del trasporto pubblico.
Davvero qualcuno pensa che il paragone con Modena possa reggere?
Ed è proprio qui che emerge la contraddizione. Quando c'è da aumentare tariffe, imposte o costi dei servizi, Modena viene trattata come una grande città.
Il prezzo di un servizio dovrebbe essere proporzionato al valore del servizio stesso. In questo caso, invece, si è scelto di uniformare le tariffe senza uniformare l'offerta.
Nessuno pretende che il trasporto pubblico sia gratuito. Nessuno nega che i costi siano aumentati. Ma tra adeguare una tariffa e collocarsi stabilmente tra le città più care d'Italia c'è una differenza sostanziale.
Per quale ragione un cittadino modenese dovrebbe pagare il biglietto come in una grande città, quando il sistema di trasporto pubblico non è quello di una grande città?
Far pagare un biglietto da metropoli non trasforma Modena in una metropoli. Rende soltanto più costoso prendere l'autobus.
B. Lazzari
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