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Conte e Schlein: la doppia posizione sulla Russia è lo specchio del flop del Campo largo

Conte e Schlein: la doppia posizione sulla Russia è lo specchio del flop del Campo largo

Nel Pd ci si chiede a cosa servano le manifestazioni elettorali condotte insieme ai 5Stelle se poi i suoi parlamentari europei a Strasburgo votano con Vannacci


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Tutti gli eurodeputati del Pd e la maggioranza del parlamento di Strasburgo hanno votato compatti un documento a favore e a sostegno dell’Ucraina nel quale sta scritto che “la Russia conduce una guerra di aggressione contro lo Stato dell’Ucraina che conferma come gli obiettivi della Russia di Putin vanno oltre l’Ucraina e rappresentano una minaccia per la libertà delle altre democrazie europee”.
Come si concilia questa posizione dei deputati italiani del Pd con le parole del leader dei 5Stelle Conte secondo il quale invece “la minaccia russa non è altro che la costruzione politica per giustificare il riarmo deciso dalla Nato e che coinvolge anche l’Italia”?
“E come è possibile accettare questa dichiarazione? - si chiede preoccupato Giorgio Gori, dell’ala riformista del Pd - e fare finta di niente?”
Gli risponde Pina Picierno, di recente uscita dal Pd con la Gualmini, la Madia e altri, dicendo che “i 5 Stelle seguono una politica estera che coincide con quella dei sovranisti tesa ad indebolire le democrazie occidentali”, aggiungendo che “non è una novità il putinismo di Conte il quale è passato dal ‘campo largo’ al ‘campo di Lavrov’ (il ministro degli esteri russo).
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Ma enche Riccardo Magi di +Europa è stato polemico con Conte affermando categoricamente che “il pericolo russo è un fatto e non una opinione”, a conferma che l’opposizione di sinistra in Italia ha tanti limiti, contraddizioni e incoerenze, è ancora senza programma e, per le divisioni interne, non è ancora in grado di decidere chi sarà il leader da opporre alla Meloni alle
prossime politiche. Il silenzio imbarazzato degli altri leader della sinistra come Schlein, Fratoianni e Bonelli, dopo le parole di Conte, conferma la confusione di idee e di linguaggio esistente all’interno della minoranza e che “questo ‘campo largo’ non c’entra niente con il centro sinistra”, come ha affermato Carlo Calenda.
Molti nel Pd si sono anche chiesti a cosa servano le manifestazioni elettorali condotte insieme ai 5Stelle se poi i suoi parlamentari europei a Strasburgo votano insieme a quelli di Vannacci.
Ma i commenti più severi a questa preoccupante incoerenza politica del partito diretto dalla Schlein sono giunti da Massimo Cacciari, ex sindaco comunista di Venezia e uomo da sempre di sinistra, il quale ha ripetuto un suo radicato convincimento e che cioè tutto questo succede “perché il Pd non ha una linea politica nè un programma condiviso, ma è un insieme di partitini il cui unico collante è il potere e per questo non ha un’anima né una strategia”.
E dal magistrato Sabino Cassese secondo il quale “Conte è uno e trino: ha firmato tutti i decreti di Salvini quando era capo del governo e Salvini ministro, che ora invece condanna e che ha presieduto due governi diversi uno dopo l’altro, senza avere mai vinto le elezioni”.
E in questo desolante quadro di incoerenza politica e di divisioni interne che rende impossibile scrivere il programma di governo e scegliere il futuro leader del ‘campo largo’, si è notato il silenzio assoluto del leader del Pd emiliano Stefano Bonaccini il quale, dopo avere abbandonato al suo destino i riformisti locali come Graziano Del Rio per aderire alla più comoda e accogliente corrente della segretaria Schlein, preferisce il silenzio, seduto sulla confortevole poltrona di eurodeputato a Strasburgo.
Cesare Pradella
Foto Fb Fratoianni
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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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