Come si concilia questa posizione dei deputati italiani del Pd con le parole del leader dei 5Stelle Conte secondo il quale invece “la minaccia russa non è altro che la costruzione politica per giustificare il riarmo deciso dalla Nato e che coinvolge anche l’Italia”?
“E come è possibile accettare questa dichiarazione? - si chiede preoccupato Giorgio Gori, dell’ala riformista del Pd - e fare finta di niente?”
Gli risponde Pina Picierno, di recente uscita dal Pd con la Gualmini, la Madia e altri, dicendo che “i 5 Stelle seguono una politica estera che coincide con quella dei sovranisti tesa ad indebolire le democrazie occidentali”, aggiungendo che “non è una novità il putinismo di Conte il quale è passato dal ‘campo largo’ al ‘campo di Lavrov’ (il ministro degli esteri russo). Ma enche Riccardo Magi di +Europa è stato polemico con Conte affermando categoricamente che “il pericolo russo è un fatto e non una opinione”, a conferma che l’opposizione di sinistra in Italia ha tanti limiti, contraddizioni e incoerenze, è ancora senza programma e, per le divisioni interne, non è ancora in grado di decidere chi sarà il leader da opporre alla Meloni alle
prossime politiche. Il silenzio imbarazzato degli altri leader della sinistra come Schlein, Fratoianni e Bonelli, dopo le parole di Conte, conferma la confusione di idee e di linguaggio esistente all’interno della minoranza e che “questo ‘campo largo’ non c’entra niente con il centro sinistra”, come ha affermato Carlo Calenda.
Molti nel Pd si sono anche chiesti a cosa servano le manifestazioni elettorali condotte insieme ai 5Stelle se poi i suoi parlamentari europei a Strasburgo votano insieme a quelli di Vannacci.
Ma i commenti più severi a questa preoccupante incoerenza politica del partito diretto dalla Schlein sono giunti da Massimo Cacciari, ex sindaco comunista di Venezia e uomo da sempre di sinistra, il quale ha ripetuto un suo radicato convincimento e che cioè tutto questo succede “perché il Pd non ha una linea politica nè un programma condiviso, ma è un insieme di partitini il cui unico collante è il potere e per questo non ha un’anima né una strategia”.
E in questo desolante quadro di incoerenza politica e di divisioni interne che rende impossibile scrivere il programma di governo e scegliere il futuro leader del ‘campo largo’, si è notato il silenzio assoluto del leader del Pd emiliano Stefano Bonaccini il quale, dopo avere abbandonato al suo destino i riformisti locali come Graziano Del Rio per aderire alla più comoda e accogliente corrente della segretaria Schlein, preferisce il silenzio, seduto sulla confortevole poltrona di eurodeputato a Strasburgo.
Cesare Pradella
Foto Fb Fratoianni


