Mercoledì 24 giugno il Comune di Modena presenta la piattaforma digitale “Modena Partecipa”, in occasione dell’evento di apertura del percorso partecipativo dedicato a Piazza Sant’Agostino. L’iniziativa è apprezzabile. Ma pone una domanda che merita risposta pubblica. Gli istituti di partecipazione civica — petizioni, proposte di deliberazione di iniziativa popolare, consultazioni — sono già previsti dallo Statuto comunale e disciplinati dal Regolamento approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 17 del 15 marzo 2018. Quel regolamento stabilisce anche che le proposte di deliberazione debbano essere pubblicate in un’apposita sezione online del sito istituzionale. Ma non è sufficiente: una sezione che consenta ai cittadini di leggere una proposta in corso non è partecipazione digitale — è trasparenza passiva. Ciò che manca è la possibilità di firmarla online, di attivarla, di promuoverla senza dover raccogliere 300 firme autenticate su carta. Ed è esattamente questo il salto che “Modena Partecipa” potrebbe — e dovrebbe — consentire.
Il Parlamento italiano è oggi investito di una petizione dell’Associazione Luca Coscioni che chiede di aprire la piattaforma del Ministero della Giustizia anche alla sottoscrizione digitale di candidature e iniziative locali e regionali.
La spinta viene dal basso, non dall’alto.“Modena Partecipa” potrebbe essere uno strumento di avanguardia: consentire ai cittadini di presentare istanze, raccogliere firme digitali per petizioni, proporre deliberazioni di iniziativa popolare, attivare referendum consultivi — tutto online, in modo semplice e accessibile. Sarebbe coerente con lo Statuto, con il Regolamento vigente e con la sentenza della Corte Costituzionale n. 3 del 2025, che ha già aperto le porte alla firma digitale per la partecipazione democratica.
Ma se la piattaforma servirà solo ad alimentare percorsi partecipativi avviati e guidati dall’Amministrazione, allora non sarà partecipazione: sarà consultazione a sovranità limitata, per quanto ben condotta. La differenza è semplice. La partecipazione pensata dal Comune chiede ai cittadini di rispondere. La partecipazione prevista dallo Statuto permette ai cittadini di proporre. Non occorre inventare nulla di nuovo: occorre applicare ciò che è già scritto.
Vittorio Ballestrazzi - ex consigliere comunale


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