la disturbo con le amare considerazioni di chi ama il Muratori ma viene a chiedersi se questi non sia sfrattato da Modena.
Più o meno nelle ore in cui il sindaco, l’ex sindaco e il riconfermato assessore alla cultura di Modena si ponevano alla testa del gay pride nostrano, e nei giorni in cui il Comune magnifica l’incipiente estate culturale e spettacolare della città (con spot pubblicitari nei quali la associa al calcolo della felicità elaborato da un misterioso pensatore settecentesco), sono andato nella sala del magazzino comunale di via Morandi (zona piuttosto inamena, tra sottopassi di ferrovie, soste o soggiorni di nomadi e così via) a vedere come sono conservati i materiali pertinenti al Centro di Studi Muratoriani.
Materiali che fino all’anno scorso stavano al piano terra dell’Aedes Muratoriana di via Pomposa, ma sono stati sfrattati per volontà della confraternita di San Sebastiano che vanta discutibili diritti di usufrutto sulla ex canonica del Muratori (di proprietà comunale in seguito a donazione di oltre un secolo fa: ma per ora non voglio allargare il discorso).
Al giorno d’oggi, dunque, i materiali sono in uno stanzone che a occhio direi di metri 10x6, ma convivono con altri materiali della Deputazione di storia patria (che ha provveduto a trasportarli qui a sue spese) e una parte dei fondi del Museo del Risorgimento (notoriamente sfrattato dalla sua sede naturale ad opera del Festival Filosofia: Ciro Menotti o Garibaldi valgono meno delle piazze dedite all’ascolto di Galimberti o del defenestrato priore di Bose, e soprattutto meno dei ristoranti pieni di giovani attorno a piazza Grande).

Cosa c’è di muratoriano nel deposito di via Morandi? Intanto, molti materiali raccolti dal fondatore del Centro Studi Tommaso Sorbelli, che preparando la insuperata bibliografia muratoriana del 1943-44 mise insieme centinaia di opuscoli rarissimi, ritagli di giornale, volumetti ecc. che trattavano del Muratori: opuscoli spesso mancanti alla biblioteca Estense, e qui in copia unica.
Poi, gli strumenti essenziali per l’Edizione nazionale (istituita con decreto presidenziale del 1967, avviata in pratica col grande congresso di Modena del 1972 nel tricentenario della nascita del Muratori, e sotto la sorveglianza del Ministero della Cultura): microfilm dei codici muratoriani rintracciati in tutto il mondo, schede compilate per ognuno dei duemila suoi corrispondenti, trascrizioni dai manoscritti, cataloghi, tesi di laurea sul Muratori, decine di copie di ognuno dei 25 volumoni (di 500-600 pagine l’uno) finora editi a cura del Centro Studi, e altre decine di libri stampati in
Il grosso di queste cose giace ammucchiato sul pavimento dello stanzone, in parte dentro scatoloni di cartone, in parte ‘sfuso’; coperto da teli di plastica perché in loco risultano infilitrazioni di pioggia (come dimostra anche lo stato del soffitto; manca anche il riscaldamento per cui durante tutto l’inverno la sede si è resa inaccessibile). Accanto a questo mucchio, sacchi di spazzatura (non muratoriana) che restano lì in quanto classificati come “rifiuti speciali”: chissà cosa c’è, e chissà a chi tocca smaltirli (a poca distanza c’è anche un distaccamento dell’azienda Igiene urbana, che evidentemente ha altro da fare).
Fin dai tempi del sindaco Pighi (sotto il quale, perlomeno, l’Aedes Muratoriana venne restaurata e messa parzialmente in sicurezza quanto all’impiantistica elettrica), il Centro Studi si è rivolto a sindaci ed assessori competenti per chiedere una sede praticabile per i propri beni (che attualmente non sono consultabili, a meno di non “scavare” nel mucchio in cerca di fortuna): tra il 2024 e il 2025 sono state fatte, e immediatamente scartate, ipotesi su Ago, l’ex ospedale Estense, Villa Ombrosa (in realtà, Villa Muratori, dove Lodovico Antonio talora si tratteneva), Palazzo Solmi, e qualunque altra sede a disposizione del Comune.
Il rischio, anzi la realtà, è che il Centro interrompa l’attività ‘produttiva’ (l’aggettivo non è improprio), cioè la produzione dei volumi dell’Edizione Nazionale: 47 sono quelli preventivati, 25 quelli finora usciti, due quelli attualmente in lavorazione. Per produrre un volume (ripeto, mediamente di 500-600 pagine) occorre: l’inventario dei manoscritti disponibili su scala mondiale, il loro reperimento (i microfilm posseduti costituivano tutto quanto conosciuto all’incirca entro il Duemila, quando fortunatamente molte biblioteche si sono attrezzate per la digitalizzazione, e molti Dvd sono stati acquisiti dal Centro); la trascrizione e l’annotazione, l’interpretazione di quanto trascritto per poterlo commentare a stampa, e infine, la stampa materiale e il saldo della fattura dell’editore.
Per quest’ultimo aspetto, il Ministero della Cultura eroga un contributo, che copre parzialmente i costi (al resto provvediamo con sponsorizzazioni o partecipando a bandi per attività culturali), assegnato in rapporto al lavoro eseguito e che verrebbe meno se non si pubblicasse.
Nel nuovo millennio, tra i contributori c’è stato il comune di Vignola, in memoria del suo più illustre cittadino. Dal comune di Modena, non ho memoria di assegnazioni nell’ultimo trentennio almeno: nemmeno un misero contributo di stampa per l’ultimo volume, che raccoglieva gli atti di un convegno del 2020 cui parteciparono i sindaci di Modena e Vignola, e il vescovo di Modena (che ha poi addossato alla Diocesi la quasi totalità dei costi di stampa, a parte una cifra offerta dal comune di Vignola).
Della sede ho detto solo una parte delle cose che sarebbero da dire, rimanendo il tutto per ora fermo alla risposta data in consiglio comunale il 10 novembre 2025 dall’assessore Bortolamasi a proposito della fruizione turistica dell’Aedes (non del suo utilizzo per studio): “permangono alcune criticità strutturali che ne limitano la fruizione. L’edificio presenta orari di apertura ridotti e non è accessibile ai disabili motorii, non dispone di vie di esodo adeguate ad ospitare gruppi numerosi, e risulta complesso il dialogo tra i diversi soggetti coinvolti nella gestione”.
Per lavorare e sopravvivere, saremo costretti a trasferirci a Vignola?
Fabio Marri, presidente del Centro studi muratoriani e responsabile dell’Edizione nazionale


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