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Dalla Picierno alla Gualmini: la grande fuga dal Pd della Schlein

Dalla Picierno alla Gualmini: la grande fuga dal Pd della Schlein

E a proposito di alleati fedeli alla Schlein, Fratoianni, oltre se stesso, ha candidato alle ultime elezioni politiche la propria moglie, Elisabetta Piccolotti


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'Un Pd che ha perso la sua funzione politica scivolando sempre più verso il populismo e la demagogia di Conte e l’estremismo del duo Bonelli-Fratoianni. Per questo l’ho abbandonato'. Questa una delle dichiarazioni rilasciate qualche settimana fa dall’Europarlamentare Pina Picierno nel motivare la sua clamorosa uscita dal Pd, aggiungendo che la prospettiva di un governo (se la sinistra vincerà le prossime elezioni politiche) con dentro i vari Bonelli, Fratoianni, Boldrini, Speranza, Boccia, Cuperlo, Provenzano, attuali fedeli compagni di viaggio della Schlein, l’atterriscono. Ricordando anche che si deve al duo Fratoianni-Bonelli l’exploit della elezione in Europa di Ilaria Salis e alla Camera di Shoumahoro e Mimmo Lucano.

Ma prima della Picierno avevano già abbandonato il Pd Elisabetta Gualmini, pure lei parlamentare europea, l’ex ministra Marianna Madia, Sandro Gozi, Anna Maria Furlan, Pietro Bartolo e tanti ‘compagni’ di base, che hanno seguito i loro leader, ma che l’apparato propagandistico del Pd si è guardato bene dal parlarne. Cercando anzi di minimizzare il tutto definendole come decisioni personali e non politiche e ignorandole completamente nelle trasmissioni televisive condotte da militanti di partito o da giornalisti allineati e appiattiti sulle posizioni della segreteria Schlein come i vari Giannini, Berlinguer, Formigli, Gruber, Scanzi, Floris, Lerner, Montanari, Caprarica.

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E sono stati tutti abbandoni che hanno avuto le medesime motivazioni politiche della Picierno aggiungendo, qualcuno, che il “campo largo” non esiste se è vero come è vero che in politica estera i partiti che lo compongono sono sempre divisi in Parlamento in sei posizioni una diversa dall’altra incapaci di trovare un intesa a favore dell’Ucraina e di condanna della Russia. Una posizione questa che mette in grave imbarazzo i ‘riformisti’ veri, come Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Ernesto Ruffini, Simona Malpezzi, Lia Quartapelle, Giorgio Gori, Emanuele Fiano, Filippo Sensi, Alessandra Moretti, Luca Lotti ma anche il ‘vecchio’ Piero Fassino che si è espresso più volte negativamente sull’estremismo della Schlein.


Molti di questi  provengono dalla Margherita e qualcuno li dà come prossimi ‘uscenti’ perchè si sono resi conto di essere stati abbandonati dal loro leader interno, il modenese Stefano Bonaccini, che li ha lasciati al loro destino preferendo allinearsi ai fedelissimi della Schlein, forse per garantirsiuna candidatura ‘sicura’ da deputato alle prossime politiche. Tra coloro che al momento hanno un piede fuori c’è Emanuele Fiano, che è stato molto duro con la segretaria del suo partito sostenendo che “la sinistra nonsa fare i conti con la storia e con le ideologie”, facendo riferimento alle angherie subite e alle manifestazioni di settarismo, discriminazione e di estremismo messe in campo il 25 aprile e il 1° maggio sia dal Pd, che dell’Anpi che dalla Cgil, che hanno messosullo stesso piano aggressore (Russia) e aggredito (Ucraina).

Facendo dire a Padellaro, giornalista allineato col Pd, che “la sinistra non è pronta a governare il Paese e che Schlein e Conte non hanno ancora una idea chiara del futuro dell’Italia”.

Va ricordato, a proposito di alleati fedeli alla Schlein, che Fratoianni, oltre se stesso, ha candidato alle ultime elezioni politiche la propria moglie, Elisabetta Piccolotti, facendola eleggere a deputata e così ora la famiglia Fratoianni-Piccolotti incassa dallo Stato 30mila euro al mese per tredici mensilità più i vari bonus e benefit appannaggio dei parlamentari. Potendo così acquistare, come hanno scritto i giornali, un’auto Tesla elettrica americana del valore di 50mila euro, andando ad aggiungersi alla lista dei ‘sinistri’ milionari italiani che predicano a parole in favore dei meno abbienti e dei bisognosi, come fanno Prodi e Landini, che però godono di tanti benefici, come Prodi per una pensione milionaria maturata come presidente dell’Iri, come ministro e come europarlamentare e, il secondo, per uno stipendio sindacale del valore pari a quello di un deputato.

Come ha confermato anche l’ex Pci Marco Rizzo che ha accusato Landini di “avere trasformato la Cgil in un propriotrampolino di lancio per una poltrona al parlamento europeo a 20mila euro al mese. E gli scioperi selvaggi contro il governo Meloni, non condivisi da Cisl e Uil, ne sono la prova”.


Critico verso il Pd anche Carlo Calenda che lo ha incolpato di “volere seguire il populismo del Conte e l’estremismo dell’Avs alla ricerca della sopravvivenza attraverso la politica dell’accoglienza straniera per controbilanciare la perdita di consensi elettorali e tamponare le falle di tante uscite tra le sue file di esponenti di primo piano”, non essendo tenero nemmeno nei confronti di Conte da lui definito “concavo e convesso, scodinzolante con Trump e con Putin quando era al governo, sempre pronto a dire tutto e il suo contrario a seconda delle convenienze personali, dimostrando di fregarsene dei valori umani e dei rapporti interpersonali”. Accusandolo pure di essere stato il responsabile (al momento del Covid) dello scandalo dei banchi a rotelle, mai utilizzati, del buco nei conti pubblici dello Stato, del superbonus al 110 per cento in edilizia, che costa allo Stato oltre duecento miliardi di euro. 

Nessun commentatore lo ha ricordato, ma l’attuale “fuga” di dirigenti e militanti dal Pd ricorda l’altra massiccia uscita dal Pci avvenuta all’epoca delle aggressioni militari sovietiche di Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia.

Insomma, il “caso” Picierno non è solo un “caso” ma è la cartina di tornasole del cambiamento di rotta del Pd targato Schlein, un partito che era sorto per tenere insieme culture e storie diverse tra loro, quella comunista, quella democristiana, quella socialisti e quella laica, ma che ora non sa o non vuole distinguere tra libertà di dissenso interno e allineamento acritico alle posizioni della segretaria. Ortodossia e non pluralismo, come viene predicato, ma allora il problema non è la Picierno o la Gualmini o la Madia, isolate ed emarginate, ma il Pd stesso. Infastidito dalla richiesta di pluralismo perché vuole invece fare prevalere il conformismo del potere.

E il Pd di Modena come reagisce a questa crisi di identità in sede nazionale? Ne parleremo nei prossimi giorni.

 

Cesare Pradella

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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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