Gentile Direttore,
ho letto l’articolo che dà conto dell’intervento della consigliera Elisa Rossini in sede di variazione di bilancio, con riferimento alle risorse destinate alle polisportive modenesi.
Quando si parla di denaro pubblico è sempre giusto discutere nel merito. Proprio per questo, penso utile partire dalla concretezza dei dati e dalla natura dell’intervento.
Si tratta di risorse destinate a opere su immobili comunali, concessi in convenzione o in diritto di superficie e utilizzati dalle polisportive modenesi. Sono spazi multifunzionali: campi sportivi, palestre, sale polivalenti, sale associative, bocciofile, centri estivi, luoghi in cui si svolgono attività sportive, sociali e culturali, corsi per bambini, ragazzi e anziani. In molti quartieri e frazioni rappresentano uno dei pochi presìdi ancora capaci di tenere insieme sport, volontariato, educazione, socialità. Questo enorme patrimonio pubblico è stato costruito nei decenni dalle polisportive, dai modenesi. Oggi è un patrimonio stimabile in circa 70 milioni di euro e, alla scadenza del diritto di superficie, tornerà al Comune gratuitamente, senza alcun indennizzo. Anche per questo, sostenere la manutenzione e la qualificazione di questi immobili non è un favore a qualcuno, ma un modo oculato di curare il patrimonio della città e di riconoscere il valore di enti che hanno contribuito concretamente ad accrescerlo.
La rete cittadina è composta da 29 polisportive, con circa 27.000 soci.
La frequenza di questi tanti luoghi è elevatissima: parliamo di decine e decine di migliaia di accessi settimanali. Accanto al valore economico degli immobili c’è quindi un valore intangibile, meno facile da misurare ma altrettanto importante: le attività che si svolgono nelle polisportive producono salute pubblica, benessere, relazioni sociali, fiducia e capitale sociale. Sono beni che non compaiono nei capitoli di bilancio, ma che certamente riducono isolamento, fragilità e costi sociali per l’intera comunità, anche in termini di prevenzione sanitaria: penso, ad esempio, all’invecchiamento attivo, alla prevenzione dell’obesità infantile e alla promozione di stili di vita sani. Per questo l’intervento non riguarda soltanto la manutenzione di immobili ma è una scelta che nel valorizzare il patrimonio pubblico rafforza il capitale sociale della città.Penso che una città più coesa si costruisca anche sostenendo i luoghi in cui i ragazzi crescono, le famiglie si incontrano, i volontari lavorano e i quartieri restano vivi e i numeri richiamati aiutino a capire di cosa stiamo parlando: spazi pubblici utilizzati da una rete sociale, sportiva e aggregativa tra le più diffuse di Modena.
La collega Rossini propone di “razionalizzare”.
C’è poi un altro punto dell’intervento della consigliera Rossini che merita una replica di natura prettamente politica. Descrivere le polisportive come luoghi “affini” alla sinistra è una lettura ideologica e lontana dalla realtà. In quelle strutture entrano ogni settimana decine di migliaia di cittadini modenesi di ogni età, provenienza e orientamento politico.
Luca Barbari


