Un partito cioè diviso tra massimalisti e riformisti su argomenti di grande rilevanza politica che vede ora la Schlein isolata rispetto al gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo solidali con la Von der Leyen e in contrapposizione anche con la sua minoranza interna e alle chiare opinioni espresse dal Quirinale in politica estera. Con una pericolosa concorrenza elettorale alla sua sinistra rappresentata dai 5Stelle di Conte e da Verdi e Sinistra di Fratoianni e Bonelli.
Di qui le imbarazzate dichiarazioni quotidiane del gruppo dirigente in televisione e sulla stampa, con una evidente ipocrisia sulle posizioni da assumere e una prima palese conseguenza: la sparizione dalle piazze delle bandiere inneggianti alla Pace, il vessillo che li ha accompagnati per anni, sostituito dai cartelli Pro-Pal e Pro-Gaza che hanno fatto dire a riformisti veri del Pd (quelli cioè non provenienti dall’ex Pci e dai Ds) come Fiano, Guerini, Delrio, Fioroni, quanto sia difficile restare in un partito così diviso e contraddittorio, che ha imboccato la strada del massimalismo estremista di sinistra propugnato dal duo Fratoianni-Bonelli, quel massimalismo coraggiosamente rifiutato invece da alcune dirigenti del Pd come la Picierno, la Gualmini, la Madia, che ne sono uscite e altre, come la Quartapelle e la Malpezzi, che hanno già un piede fuori dal partito dalla Schlein.
Daltra parte Delrio nel recente convegno di Modena ha detto chiaramente che “se il Pd vuole tornare ad essere competitivo elettoralmente, deve tornare ad essere riformista”.
Cesare Pradella
Foto Fb Schlein


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