Opinioni Parola d'Autore

Pd, un partito ambiguo, diviso tra massimalisti e riformisti

Pd, un partito ambiguo, diviso tra massimalisti e riformisti

Di qui le imbarazzate dichiarazioni quotidiane del gruppo dirigente in televisione e sulla stampa, con una evidente ipocrisia sulle posizioni da assumere


2 minuti di lettura

Su argomenti di grande rilevanza come la guerra della Russia all’Ucraina, la lotta allo Stato di Israele dei terroristi di Hamas a Gaza e degli Hezbollah in Libano, essere a parole a favore dell’Unione europea ma anche contro sul caso del riarmo e della difesa, cercare di mantenere nello stesso partito uomini dalle idee diverse come Delrio, Guerini, Fioroni, Gentiloni, Minniti, Letta, Casini, provenienti dal mondo cattolico della Margherita e massimalisti del vecchio Pci come Landini, Bersani, Orlando, Boccia, Boldrini, Bettini, Furfaro, il Pd di Elly Schlein sta dimostrando tutta la sua ambiguità. Presentando una volta ancora l’antica ‘doppia faccia’ iniziata sin dai tempi della segreteria Togliatti e proseguita poi dai vari segretari Berlinguer, D’Alema, Occhetto, Renzi, Gentiloni.
Un partito cioè diviso tra massimalisti e riformisti su argomenti di grande rilevanza politica che vede ora la Schlein isolata rispetto al gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo solidali con la Von der Leyen e in contrapposizione anche con la sua minoranza interna e alle chiare opinioni espresse dal Quirinale in politica estera.
Spazio ADV dedicata a Radio Birikina
Con una pericolosa concorrenza elettorale alla sua sinistra rappresentata dai 5Stelle di Conte e da Verdi e Sinistra di Fratoianni e Bonelli.
Di qui le imbarazzate dichiarazioni quotidiane del gruppo dirigente in televisione e sulla stampa, con una evidente ipocrisia sulle posizioni da assumere e una prima palese conseguenza: la sparizione dalle piazze delle bandiere inneggianti alla Pace, il vessillo che li ha accompagnati per anni, sostituito dai cartelli Pro-Pal e Pro-Gaza che hanno fatto dire a riformisti veri del Pd (quelli cioè non provenienti dall’ex Pci e dai Ds) come Fiano, Guerini, Delrio, Fioroni, quanto sia difficile restare in un partito così diviso e contraddittorio, che ha imboccato la strada del massimalismo estremista di sinistra propugnato dal duo Fratoianni-Bonelli, quel massimalismo coraggiosamente rifiutato invece da alcune dirigenti del Pd come la Picierno, la Gualmini, la Madia, che ne sono uscite e altre, come la Quartapelle e la Malpezzi, che hanno già un piede fuori dal partito dalla Schlein.
Daltra parte Delrio nel recente convegno di Modena ha detto chiaramente che “se il Pd vuole tornare ad essere competitivo elettoralmente, deve tornare ad essere riformista”.
Cesare Pradella
Foto Fb Schlein
Foto dell'autore

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

La Pressa
Logo LaPressa.it
Spazio ADV dedicata a Udicon

Da anni Lapressa.it offre una informazione indipendente ai lettori, senza nessun finanziamento pubblico. La pubblicità copre parte dei costi, ma non basta. Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci segue di concederci un contributo. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di lettori, è fondamentale.

Articoli Correlati