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Carpi, Righi esce rafforzato dal caso Aimag, ma l'aver scavalcato la Depietri è un rischio

Carpi, Righi esce rafforzato dal caso Aimag, ma l'aver scavalcato la Depietri è un rischio

Righi non sarà improvvisamente diventato un vannacciano, ma non ha di certo fatto una nomina di sinistra. E il caso Aimag non conclude la crisi politica a Carpi


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Per valutare appieno l’intervista di Riccardo Righi su Aimag vale la pena di adottare un approccio empirico, spesso usato per le interviste dei vecchi democristiani e dei loro eredi, come Matteo Richetti: considerare le affermazioni attraverso la rimozione delle negazioni.
Non esiste alcun accordo con Guglielmo Golinelli. Non si è svolto alcun pranzo decisivo a Concordia. Non si è verificata alcuna frattura con il Pd di Carpi. Non vi è alcun collegamento con il rimpasto. Non è stata archiviata Hera. Non vi è alcun capro espiatorio nella sostituzione di Paola Ruggiero.
Eliminando le negazioni, emerge una rappresentazione più chiara della situazione.

 

Rimane il riferimento al vannacciano Golinelli, che Righi si affretta a escludere per ovvi motivi ma che è impossibile da occultare - se non altro per la vicinanza politica fra Golinelli e Letizia Budri. Rimane il pranzo con Budri e Michele Goldoni, durante il quale si è discusso anche di Aimag: impossibile allora che non si siano definite le nomine, a partire da quella altrettanto discussa di Morena Diazzi.
Rimane il Pd di Carpi, che continua a mantenere una posizione silente, mentre il Pd provinciale sostiene l’operazione e quello di Mirandola esprime soddisfazione per Diazzi e Stefano Benatti.
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Rimane il tema del rimpasto, formalmente distinto da Aimag ma cronologicamente e politicamente troppo prossimo per non essere legato. Rimane Hera, definita da Righi un interlocutore fondamentale, seppur in un contesto profondamente mutato. E vorremmo vedere: Hera ha il 25% delle quote di Aimag e un peso decisivo sui contratti del gas e sugli accordi bancari - oltre che essere il partner quasi obbligato per la gara dell’idrico. Rimane infine la posizione di Ruggiero, difesa a parole ma estromessa malamente nei fatti, nonostante tutti i tentativi di mediazione fatti fino all'ultimo.

 

Il sindaco è nel proprio ruolo: esclude l’esistenza di un accordo politico, sottolinea il metodo istituzionale, richiama la condivisione tra sindaci, ringrazia il precedente consiglio di amministrazione e ribadisce la distinzione tra i diversi ambiti. Tuttavia, l’analisi politica non si limita alle dichiarazioni formali, ma si fonda sugli effetti concreti.
E gli effetti risultano evidenti: la linea Ruggiero è stata superata, il Pd di Carpi ha mantenuto una posizione di silenzio, Mirandola ha acquisito maggiore rilevanza nel nuovo assetto, il rapporto con la Bassa è stato ricomposto e Righi emerge rafforzato a livello politico e personale.

 

Non è necessario ipotizzare dinamiche occulte o accordi informali: è sufficiente osservare i fatti.
Forse Righi non sarà improvvisamente diventato un vannacciano, ma non ha di certo fatto una nomina di sinistra. E la vicenda Aimag non conclude la crisi politica di Carpi, ma la trasferisce al livello successivo, quello della giunta e del Pd locale. E questo è politicamente incontrovertibile.
Ma se del suo rafforzamento personale potremmo essere soddisfatti, quello che non convince è il rafforzamento politico. Avere perso l'appoggio di Depietri e ottenuto, scavalcandola, quello di Massimo Paradisi, senza rispettare le gerarchie, non è questa grande mossa strategica: Paradisi è talmente debole di suo - e se sommato a Diego Lenzini ancora più debole - che fra 3 anni non potrà di certo imporre Righi come candidato a Carpi. Forse neanche salvarlo da ritorsioni politiche locali fra 6 mesi.

 

Magath
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