Il punto, ovviamente, non è soltanto il cambio della presidente uscente. Ma capire che cosa deve diventare Aimag dopo l’operazione Hera - quella fermata dalla Corte dei Conti - dopo il nuovo patto di sindacato e dopo i numeri di bilancio che hanno riaperto completamente la discussione sul valore della società. E se mutano le condizioni, è giusto mutare i generali. Diazzi è un nome tecnico e politico insieme. Non arriva dal piccolo recinto carpigiano e non può essere letta come una semplice bandierina contro Ruggiero. È una figura con profilo regionale, esperienza amministrativa e competenze industriali. Ha già visto Aimag dal vertice, quando era ancora un consorzio. Ed è supportata da sponsor politici di primo ordine: uno per tutti Giancarlo Muzzarelli, oggi consigliere regionale e recordman di preferenze anche nella zona Aimag. Poi da Gigi Costi, ex sindaco di Mirandola, che di Muzzarelli è stato capo di gabinetto. E da tutto il PD della Bassa modenese - compreso quel Sauro Borghi di San Prospero al quale il PD ha voluto correre contro, ma che oggi può essere l’uomo di equilibrio fra Nord e Sud. Senza dimenticare comuni più nell’ombra, come Novi, Bomporto e Bastiglia. Il nome può trovare ascolto anche nel centrodestra, trascinato nell’operazione proprio da Righi durante il pranzo 'carbonaro'. Un centrodestra che non può imporre niente, ma chiede quantomeno garanzie per un cambio di rotta rispetto alle dirigenze precedenti. L’avallo di Costi – oltre al forte peso di Muzzarelli, per il quale ogni strategia diventa imperscrutabile - può voler dire che l’era Hera sarà archiviata e che per il futuro verranno proposti scenari completamente diversi. E che comunque la scelta sarà fatta su base politica - nel senso più nobile del termine - e non con giochetti di palazzo. Ed è esattamente ciò che è mancato negli ultimi mesi.
Qui si capisce anche il senso politico delle mosse di Righi. Formalmente il sindaco di Carpi – non il PD, il sindaco - ha un ruolo decisivo nella nomina.
Per Righi diventa così una strategia comunque vincente: con Diazzi può dire di non avere subito la discontinuità, ma di averla guidata. Può archiviare una stagione complicata senza dichiarare guerra a nessuno. Può togliere Aimag dalla logica della difesa personale della presidente uscente e riportarla dentro una scelta più larga. E se non passa può attribuire le colpe al PD carpigiano, dicendo pubblicamente di averci provato.
Magath



