Eppure il bilancio di metà mandato sconta ancora una serie di contraddizioni evidenti agli occhi dei cittadini che impediscono di incassare quel consenso che il tanto ricercato cambiamento meriterebbe.
La stangata sulla Tari è l'ultimo e più eclatante caso. A rendere indigeribile l'aumento della tariffa sui rifiuti non è tanto il dato strettamente economico, ma l'incapacità di associare a questo sacrificio il mantenimento di una precisa promessa fatta in campagna elettorale. Mezzetti, come fece del resto Muzzarelli, promise lo spegnimento dell'inceneritore Hera nel 2034, ebbene ad oggi quella promessa non solo è stata archiviata, ma chi in maggioranza - a partire dall'assessore all'ambiente Molinari - osa ricordarlo viene redarguito con forza, al limite dell'allontamento. Così non solo i cittadini pagano di più per la gestione dei rifiuti, ma devono comunque respirare i fumi di uno degli inceneritori più potenti d'Italia, inserito in una delle Regioni più inquinate al mondo.
Stesso dicasi del tema del trasporto pubblico. L'aumento del 33% del costo del biglietto Seta non scandalizza in quanto tale, ma è reso inaccettabile dal contrasto che emerge con la promessa di incentivazione del trasporto pubblico che in campagna elettorale venne declinata con l'idea di trasporto pubblico serale fino alle 24, revisione dell’intera gestione dei parcheggi, hub intermodale... Anche in questo caso, non solo i cittadini pagano di più il servizio, ma non hanno nessuno dei benefici che vennero loro assicurati.
E poi il nodo sicurezza. L'aver voluto un prefetto come assessore con la delega più delicata ha rappresentato ad oggi un azzardo non riuscito di Mezzetti. Lungi dall'aver attuato politiche 'dure' foss'anche in termini comunicativi, l'assessore Camporota si è limitata in questi due mesi a tamponare il problema, minimizzando alcuni temi (a partire dalle baby gang) ed evitando un approccio 'olistico' al problema, certo complicato ma che non può non partire dalla fotografia dei fatti e dalla presa d'atto (dolorosa ma reale) dello stretto legame che esiste tra immigrazione incontrollata e criminalità.
Infine il grande scandalo che ha investito la Fondazione di Modena, finito in fretta e furia nel dimenticatoio, ma non per questo meno grave.
Mezzetti e la sua squadra hanno davanti altri due anni e mezzo per provare a sanare queste contraddizioni, o almeno per provare a spiegarle con quella trasparenza - a volte al limite dell'autolesionismo - che in più di una occasione il primo cittadino ha dimostrato. Certo, dire la Verità è rischioso in termini di consenso elettorale, ma forse, alla lunga, far finta di nulla è peggio.
Giuseppe Leonelli

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