A Modena si parla spesso di sicurezza, degrado e criminalità. Si invocano più controlli, più telecamere, più interventi. Tutto giusto. Ma c'è una domanda che quasi nessuno ha il coraggio di porsi: dov'è finito il popolo modenese?
La verità è scomoda. Abbiamo abbandonato le nostre strade, i nostri parchi e perfino gli autobus. Li abbiamo consegnati, per rassegnazione o paura, a baby gang e a gruppi non autoctoni che, nella stragrande maggioranza dei casi che i cittadini sperimentano ogni giorno, non contribuiscono certo a rendere questi luoghi più sicuri e vivibili. I fatti di cronaca sono sotto gli occhi di tutti. E quelli che non finiscono sui giornali li conosce benissimo chi prende un autobus, attraversa un parco o semplicemente vive la città.
Mi chiedo: perché tanti modenesi hanno smesso di usare l'autobus? Un mezzo pubblico, civile ed ecologico, è diventato troppo spesso il regno di chi sale senza pagare il biglietto, urla, intimorisce passeggeri e autisti, considera le regole un optional. E la risposta della maggioranza qual è stata? Andarsene. Prendere l'auto. Rinunciare. Cedere il campo.
Lo stesso sta accadendo nei parchi. Per questo considero positiva la proposta di aprire un bar al parco XXIII Aprile. Un luogo vissuto da famiglie, anziani, giovani e cittadini onesti è il miglior antidoto al degrado. La presenza genera sicurezza; il vuoto attira chi della convivenza civile non sa che farsene. È una lezione tanto semplice quanto ignorata.
Vorrei poi rivolgermi direttamente al sindaco. Basta proclami e conferenze stampa. Esca dalla sua torre d'avorio e ricominci dai quartieri. Promuova iniziative che ricostruiscano il senso di comunità, riportino i cittadini negli spazi pubblici e restituiscano fiducia a chi oggi preferisce restare chiuso in casa. Perché una città senza cittadini è una città che ha già perso.
L'accumularsi di episodi delinquenziali degli ultimi anni e il livello di sciatteria raggiunto da Modena non lasciano più spazio al politichese, alle analisi sociologiche infinite o alle giustificazioni di circostanza. Servono realtà, coraggio e una presenza costante delle istituzioni. Ma serve anche una reazione dei modenesi.
Perché finché continueremo a ritirarci, qualcun altro continuerà ad avanzare.
E allora la domanda non è più chi stia occupando i nostri spazi. La domanda è perché glieli abbiamo lasciati.
Con l'auspicio che il discernimento torni ad abitare questa città e i suoi abitanti, vi invio un cordiale saluto
Augusto Piccolomini



