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Sicurezza e vivibilità: Modena si è arresa, e questo è il nostro più grande errore

Sicurezza e vivibilità: Modena si è arresa, e questo è il nostro più grande errore

Basta proclami e conferenze stampa. Il sindaco esca dalla torre d'avorio e ricominci dai quartieri. Promuova iniziative che ricostruiscano il senso di comunità


2 minuti di lettura

Spettabile Redazione,

 

A Modena si parla spesso di sicurezza, degrado e criminalità. Si invocano più controlli, più telecamere, più interventi. Tutto giusto. Ma c'è una domanda che quasi nessuno ha il coraggio di porsi: dov'è finito il popolo modenese?

 

La verità è scomoda. Abbiamo abbandonato le nostre strade, i nostri parchi e perfino gli autobus. Li abbiamo consegnati, per rassegnazione o paura, a baby gang e a gruppi non autoctoni che, nella stragrande maggioranza dei casi che i cittadini sperimentano ogni giorno, non contribuiscono certo a rendere questi luoghi più sicuri e vivibili. I fatti di cronaca sono sotto gli occhi di tutti. E quelli che non finiscono sui giornali li conosce benissimo chi prende un autobus, attraversa un parco o semplicemente vive la città.

 

Mi chiedo: perché tanti modenesi hanno smesso di usare l'autobus? Un mezzo pubblico, civile ed ecologico, è diventato troppo spesso il regno di chi sale senza pagare il biglietto, urla, intimorisce passeggeri e autisti, considera le regole un optional. E la risposta della maggioranza qual è stata? Andarsene. Prendere l'auto. Rinunciare. Cedere il campo.

 

Lo stesso sta accadendo nei parchi. Per questo considero positiva la proposta di aprire un bar al parco XXIII Aprile.
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Un luogo vissuto da famiglie, anziani, giovani e cittadini onesti è il miglior antidoto al degrado. La presenza genera sicurezza; il vuoto attira chi della convivenza civile non sa che farsene. È una lezione tanto semplice quanto ignorata.
Vorrei poi rivolgermi direttamente al sindaco. Basta proclami e conferenze stampa. Esca dalla sua torre d'avorio e ricominci dai quartieri. Promuova iniziative che ricostruiscano il senso di comunità, riportino i cittadini negli spazi pubblici e restituiscano fiducia a chi oggi preferisce restare chiuso in casa. Perché una città senza cittadini è una città che ha già perso.

 

L'accumularsi di episodi delinquenziali degli ultimi anni e il livello di sciatteria raggiunto da Modena non lasciano più spazio al politichese, alle analisi sociologiche infinite o alle giustificazioni di circostanza. Servono realtà, coraggio e una presenza costante delle istituzioni. Ma serve anche una reazione dei modenesi.
Perché finché continueremo a ritirarci, qualcun altro continuerà ad avanzare.
E allora la domanda non è più chi stia occupando i nostri spazi. La domanda è perché glieli abbiamo lasciati.
Con l'auspicio che il discernimento torni ad abitare questa città e i suoi abitanti, vi invio un cordiale saluto

 

Augusto Piccolomini
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