Con Jazz Open invece Mezzetti ha costruito qualcosa di oggettivamente solido e duraturo. Un accordo quinquennale con gli organizzatori permette di mettere le basi per fare di Modena per una settimana all'anno il centro della musica internazionale, regalando alla città un'autorevolezza culturale ben diversa da un evento-spot.
Sia chiaro, in questa edizione non tutto è stato perfetto. I disagi per i residenti e i commercianti sono stati reali, i numeri - pur di tutto rispetto - non hanno sfiorato in cinque giorni le vette del Kom, la stessa caratterizzazione dell'evento appare estranea alla compostezza della piazza lasciando la sensazione di una astronave aliena sbarcata davanti a Palazzo Ducale. Ma un primo mattone è stato messo e dopo questi cinque giorni, Modena può dirsi un po' meno provinciale, un po' conformista e un po' meno bigotta.
Dal punto di vista politico Mezzetti dimostra di essere un ottimo assessore alla cultura, probabilmente di una caratura superiore a quella a cui Modena è abituata, l'assessore (formalmente) alla cultura Andrea Bortolamasi avendo avuto l'intelligenza politica di accettare lo scavalco per manifesta superiorità, ottiene di brillare di luce riflessa e l'ex sindaco Muzzarelli in perenne battaglia col suo successore è costretto a masticare amaro. D'ora in poi (finalmente) non sarà più il concerto di Vasco a misurare il tempo della sprovincializzazione culturale di Modena.
Certo, un sindaco è chiamato a compiti più ampi, dalla sicurezza alla promozione economica della città, dalla riqualificazione urbanistica alle scelte in materia fiscale e tributaria (domani si vota in Consiglio sulla stangata rifiuti) al dialogo con le voci anche più distanti da quelle monotono del palazzo comunale, eppure gli eventi non sono affatto un aspetto minore.
Giuseppe Leonelli



