Al centro della serata, oltre alle celebrazioni per i cinquant’anni del capolavoro Oxygène, è emerso un profondo dialogo concettuale con la modernità. Proiettato in musica e parole. Jarre riflette sul ruolo dell'Intelligenza Artificiale, definendola una forma di 'immaginazione aumentata'. Questa visione ha trovato una sponda perfetta nella scaletta. Durante l'esecuzione di pietre miliari come Oxygène 2 e la celeberrima Oxygène 4 – quest'ultima incastonata in un travolgente Medley – i riferimenti all'IA sono diventati tangibili. I suoni ipnotici e pionieristici del 1976 sono stati reinterpretati e immersi nella transizione all'IA. Le sue riflessioni vengono riportate, in testo, sugli schermi.
Jarre suggerisce che l'arte e la tecnologia corrono sullo stesso binario: l'IA non è una minaccia alla creatività umana, ma il gradino successivo di un'evoluzione cominciata proprio quando l'uomo ha iniziato a domare le macchine e i sintetizzatori per esprimere emozioni.
L'impatto visivo dello show è stato monumentale. Gli schermi disposti sul palco proiettavano immagini geometriche e futuristiche in perfetta sincronia con i fasci laser, capaci di ridisegnare i contorni della facciata di Palazzo Ducale. Ma la vera svolta del concerto è arrivata sul piano del coinvolgimento fisico e della vicinanza al pubblico.
Superata la prima mezz'ora di spettacolo, l'energia elettronica è diventata semplicemente irrefrenabile per le sedute della platea. Il pubblico seduto faticava ormai a trattenere la voglia di ballare, finché è stato lo stesso Jarre a rompere gli indugi: con un gesto d'intesa, l'artista francese ha invitato gli spettatori ad alzarsi.
Per azzerare definitivamente ogni distanza e svelare il 'dietro le quinte' della sua complessa architettura sonora, Jarre aveva indossato degli speciali occhiali dotati di videocamera, per mostrare in tempo reale le dita dell'artista in movimento sui sintetizzatori analogici e sui fader del mixer, unendosi a lui nella creazione della materia sonora.
Il finale è stato un caloroso tributo di affetto reciproco. Jarre ha preso la parola per ringraziare a più riprese l'Italia, descritta come una costante e insostituibile fonte di ispirazione per la sua arte, e ha espresso profonda gratitudine alla città di Modena per la straordinaria e calorosa accoglienza ricevuta in questa notte indimenticabile. L'ultima della prima delle 5 edizioni previste edizione del Jazz Open Modena.



