Sull'aumento dell’8 per cento delle tariffe dei rifiuti del bacino Hera ormai sono intervenuti quasi tutti: sindaci, consiglieri regionali, militanti, civici, associazioni. Facile sparare su Massimo Mezzetti e facile fare bella figura sugli aumenti degli altri. Ma a noi interessa soprattutto il dato politico: il fronte dei sindaci del Pd si è spezzato. Lasciando Caterina Bagni, sindaco di Soliera e presidente di Atersir, a gestire la patata bollente. E stranamente il voto del territorio di Bagni rispecchia molto le scelte fatte sulle recenti nomine del CdA di Aimag: quasi il secondo tempo di quei giorni concitati.
Secondo alcuni Bagni, per svariati motivi non solo politici, avrebbe dovuto perorare fino in fondo la causa di Paola Ruggiero - esclusa dalla riconferma nonostante le pressioni e le richieste del Pd di Carpi e Soliera. E invece si è allineata al patto della carbonara fra Riccardo Righi, Letizia Budri e Michele Goldoni e ha approvato la nomina di Valerio Pozzi, assecondando la linea di Righi. Nel frattempo, nel territorio, sono arrivate le nomine di Chiara Pederzini in quota Campogalliano e Anna Navi in quota Novi di Modena. Niente per Bastiglia e Bomporto.
Visto così il voto in Atersir diventa molto più interessante: Campogalliano e Novi votano a favore, Bastiglia e Bomporto votano contro, ma Carpi non c’è.
Ed è questa l’assenza più pesante: perché il sindaco che più di tutti avrebbe dovuto difendere politicamente la Bagni e aiutare nella convergenza, almeno a sinistra, si sfila lasciandola sola.Qui entra in scena anche Massimo Paradisi. Perché con il segretario provinciale presente, il Pd riesce a esprimere quattro comportamenti diversi: chi vota a favore, chi vota contro, chi si astiene - Paradisi compreso - e chi sta proprio a casa. E fa quasi sorridere il racconto della felice convergenza su Aimag tracciato in questi giorni su qualche quotidiano, in contrapposizione alle divergenze in Atersir: Paradisi su Aimag non ha tenuto assieme proprio niente: ha solo assecondato una linea che ha finito per dividere il partito, scavalcando la componente carpigiana, e portato alla nomina di un presidente più vicino alla destra che al Pd. Però ha fatto contento Righi.
Il voto sui rifiuti, letto così, non è più un incidente tecnico: è la caricatura di partiti che non ci sono più, di figure di vertice senza visione d’insieme e di opportunisti politici che si vanno a incuneare nelle debolezze altrui. Ed è questo che preoccupa dirigenti e militanti.
Ma secondo osservatori più scafati, sarà presto tutto dimenticato: perché il vero punto d’arrivo sono le politiche del 2027 e questi sono solo i preliminari.
Magath



