Mezzetti paga sicuramente il continuo dissidio e l'avversione che il Pd della città nutre per il sindaco che ha scelto due anni fa e che oggi evidentemente vive come corpo estraneo. Ma al di là di questo aspetto politico, il terreno più fragile sul quale il primo cittadino è costretto a camminare è quello della sicurezza. Sulla sicurezza si gioca molta parte del consenso e poco importa ai cittadini che i sindaci possano ben poco su questo tema e che la sicurezza sia un tema che spetta in primis lo Stato. I poteri dei sindaci sono estremamente limitati se non in termini di ordinanze e azioni sulla polizia locale, ma nonostante questo i cittadini vedono nel primo cittadino il vero referente anche sul tema della sicurezza.
Per questo, tornando al tema del Pd, è evidente che Mezzetti dovrebbe mettere in campo un cambio di passo: a Modena c'è un assessore alla sicurezza, Alessandra Camporota, che ha mostrato in questi due anni un piglio che non risponde alle aspettative e il sindaco evidentemente vorrebbe sostituirla, ma è bloccato proprio perché il Pd di fronte a un rimpasto vorrebbe mettere altri suoi uomini, scenario ovviamente sgradito dal primo cittadino.
Ma al di là di questo stallo politico, c'è una domanda più profonda che si nasconde dietro al sondaggio e alla percezione che i cittadini hanno dell'agire dell'amministrazione locale. Davvero il tema dei temi a Modena è la sicurezza? E' vero certamente che ci sono degli episodi di criminalità importanti, è vero che c'è un senso diffuso di insicurezza e che spesso questo è abbinato alla presenza di stranieri perché molti di questi reati sono commessi principalmente da nordafricani, ma è questo il primo problema all'ombra della Ghirlandina?
Modena è una città dove le mafie sono profondamente radicate, lo dicono tutti i rapporti semestrali della Dia: il mondo dell'imprenditoria dialoga con le mafie, a tavola gli imprenditori spesso sorridono e in qualche modo si compiacciano di questo deletrio intreccio.
A Modena c'è un macro tema ambientale con uno dei più potenti incenertitori d'Italia, inserito in una delle città più inquinate d'Italia, un paradosso che si inserisce nel rapporto con la multiutility Hera che fa parte di un sistema di potere che vede il partito di centro-sinistra, oggi il Pd, nei decenni scorsi, Ds, ancora il primo al PC, che fa sistema con un preciso mondo economico di cui fanno parte anche alcune aziende controllate dai comuni, nei cui Cda siedono ovviamente esponenti nominati dai comuni stessi. Una commistione tra politica, governo della città e mondi economici che esclude una fetta di società civile: proprio perché da 80 anni il governo è guidato dallo stesso partito, il diverso, politicamente parlando, viene escluso.
A Modena c'è un problema profondo anche di libertà di informazione, di libertà di dissenso, Modena è la città dove la principale Tv locale viene editata da Coop alleanza 3.0, una delle principali cooperative che agisce sul territorio che per anni ha contribuito a bloccare un terreno, che oggi ospita Esselunga, proprio per evitare l'arrivo del concorrente.
Ecco, tutti questi problemi a Modena sono spesso vissuti in maniera meno pregnante rispetto a quello della sicurezza. Paradossalmente su tutto il resto le amministrazioni locali possono agire in maniera più puntuale, ma vengono gravate dalla necessità di rispondere a un tema, quello della sicurezza appunto, su cui in realtà possono ben poco, se non fingere una narrazione da sindaci-sceriffi che nella pratica nulla risolve senza una volontà precisa dello Stato.
Una fotografia complessa che ovviamente esula dal sondaggio del Sole24Ore, ma che invita a riflettere da un lato i cittadini su quello che veramente incide sul giudizio del governo della città, dall'altro l'amministrazione a partire dal sindaco chiamato a dare risposte a domande alle quali teoricamente non ci sarebbero risposte locali e allo stesso tempo rispondere e cercare un cambiamento sulle grandi e ataviche sofferenze di Modena.


