Considerata l'ormai palese avversità verso il primo cittadino di buona parte del Pd cittadino guidato dal tandem Muzzarelli-Lenzini, per Mezzetti il risultato non è comunque negativo.
Mentre il Pd modenese prova con pervicacia a segare il ramo su cui si trova, pronto a barattare la propria stessa sconfitta con quella del sindaco vissuto come corpo estraneo al partito, Mezzetti continua nel suo percorso estraneo alle logiche Dem. In questi due anni ha rivoluzionato i progetti urbanistici pensati dalla giunta precedente, ha stravolto il rapporto con il colosso Hera (dalla gestione della raccolta differenziata alla illuminazione pubblica) e ha messo in campo un profondo spoil system all'ìnterno della macchina comunale. Un lavoro che ha contribuito ad aumentare l'astio del Sistema Pd nei suoi confronti, ma che evidentemente non ha provocato un proporzionale calo del consenso reale tra i modenesi.
Eppure un calo c'è stato e se il trend dovesse rimanere questo, tra tre anni la fatidica soglia del 50% del consenso potrebbe non essere più scontata.
E' evidente dunque che qualche correttivo Mezzetti dovrà metterlo in campo, soprattutto in termini di ripensamento della propria squadra di governo. Ed è proprio sul rimpasto di giunta che pesa in modo più concreto l'ostilità interna del Pd. Su Hera, politiche della casa, nomine negli enti controllati, il Pd può alzare la voce ma concretamente ha le armi spuntate, sulla scelta degli assessori invece i Dem possono puntare i pugni sul tavolo in modo più pregnante.
Ed è proprio questa forza potenziale che sta bloccando il primo cittadino di Modena. Per non aprire alle richieste del Pd in termini di nuovi spazi in giunta (oltre a quelli occupati da Guerzoni, Venturelli e Maletti, che pur si muove fintamente come alleata del sindaco), Mezzetti finora ha bloccato il rimpasto. Il ragionamento è semplice: meglio non muovere nulla per non potenziare il fronte interno avversario. Il punto è che questo immobilismo potrebbe costare caro, proprio in termini di consensi.
Ebbene, se il sindaco vuole invertire il trend dell'apprezzamento deve inanzitutto dare risposta sul tema sicurezza e il cambio di passo più immediato sarebbe rappresentato proprio dalla staffetta nella assegnazione delle deleghe. Nessuno mette in discussione le competenze e la professionalità della Camporata, ma visto il clima (testimoniato anche dall'ascesa furiosa del partito di Vannacci), occorrono risposte più forti, proprio da sinistra.
Insomma la partita per Mezzetti è tutta qui, sfidare il Pd e puntare a un rimpasto che non apra alle pretese Dem in termini di poltrone, ma dia nuova forza alla squadra di governo, oppure tenere tutto fermo in attesa di tempi migliori. Se arriveranno...
Giuseppe Leonelli



