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Sanità pubblica sempre più aperta alle assicurazioni private

Sanità pubblica sempre più aperta alle assicurazioni private

Rinnovate in questi giorni dall'Ausl tre convenzioni per garantire prestazioni sanitarie ai clienti privati assicurati. Curati in intramoenia dai professionisti pubblici. E i clienti hanno la possibilità di scegliere il proprio dal sito dell'Ausl. Ma al pubblico conviene davvero?


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Le convenzioni della sanità pubblica con le assicurazioni private per la fornitura di prestazioni sanitarie e ospedaliere ai propri clienti stanno sempre più diventando partnership dove i confini dell'una e dell'altra sono sempre più indefiniti. Convenzioni che sempre più, stando alla diffusione endemica, sono soprattutto in Emilia Romagna e a Modena, nell'ultimo anno delle assicurazioni sanitarie private, stanno spostando nei fatti il baricentro della sanità pubblica e teoricamente universalistica, verso modelli privati. Rafforzando nella sanità pubblica di fatto quei percorsi paralleli e privilegiati per i propri clienti privati.

La conferma arriva in questi giorni dal rinnovo delle convenzioni Ausl con alcuni dei maggiori player nel campo delle apssicurazioni della salute. Su tutti Unisalute del gruppo Unipol. Delibera ed allegato che ne definiscono i punti salienti. Non solo di un dare ed un avere in termini di prestazioni, che non rappresenta certo una novità visto che tali convenzioni sono attivi ormai da anni, ma di una condivisione di modelli organizzativi, con tanto di reciprocità nelle promozione dei servizi privati nei portali pubblici.

Il cuore del meccanismo è semplice: il privato chiede una prestazione coperta dalla polizza, l'assicurazione la istruisce e il pubblico la garantisce attraverso l'utilizzo dei propri professionisti, di spazi e di attrezzature, in regime di intramoenia, ovvero di prestazioni a pagamento in orario extra rispetto ai compiti e ai turni istituzionali, pubblici.
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E questo modello viene promosso indirettamente dall'Ausl. Basta aprire il portale dell’AUSL per accedere all'elenco dei professionisti pubblici che svolgono anche l'attività intramoenia. Superano i 100, con nomi e cognomi. I professionisti pubblici. dal portale pubblico, promuovono attivamente specificando le convenzioni assicurative, indicando chiaramente che ricevono assistiti di quella o l'altra assicurazione. con tanto di tariffario. Tutto regolare, certo, ma si tratta di un dettaglio che pesa in linea di principio, perché significa che la comunicazione istituzionale dei professionisti pubblici, che come tali pagati dal pubblico, contribuisce a rafforzare la rete commerciale delle assicurazioni dentro l’ospedale pubblico e non viceversa. Con un elemento premiante in più per i clienti rispetto a chi non lo è. Se chi è cliente dell'assicurazione può scegliersi il professionista di carriera nella struttura pubblica dal quale farsi assistere in convenzione e con il costo della prestazione coperto dalla propria assicurazione, chi non è cliente no. Senza considerare l'elemento premiante in più, ovvero l'eliminazione di fatto della lista d'attesa. Non a caso i dati confermati di recente nel data Room del Corriere della Sera indicano che nel 66% dei casi, i privati usano le assicurazioni per visite ed esami già previsti dal Servizio Sanitario Nazionale, ma per bypassare le lunghe liste d'attesa.

Ma lo sbilanciamento sul privato da parte del pubblico è confermato anche da altri elementi. Sulla base della convenzione è l'Ausl a gestire la presa in carico diretta. L’AUSL si impegna a manlevare nel caso preso in esame UniSalute da “tutti i danni, diretti e indiretti”, comprese spese legali e contestazioni di terzi. È una formula che sposta il rischio operativo quasi interamente sul pubblico. Se qualcosa va storto, l’assicurazione è protetta; l’AUSL no. E ancora. Tra gli altri aspetti che meriterebbero quanto meno un approfondimento, il fatto che i dati sanitari dei cittadini transitano su un portale privato, gestito dall'assicurazione privata.

Il risultato è un sistema a due velocità. I cittadini clienti assicurati accedono con procedure snelle, tempi certi. Gli altri no. La polizza diventa un acceleratore dentro la struttura sanitaria e l’ospedale pubblico, una corsia preferenziale che modifica nei fatti l’equità di accesso alle prestazioni. E poco importa che i cittadini assicurati paghino due volte la sanità. Attraverso le tasse per le prestazioni generali e attraverso il pagamento della assicurazione per avere una corsia preferenziale per accedervi.
E qui si apre il nodo delle liste d’attesa. L’intramoenia utilizza gli stessi professionisti, gli stessi spazi, la stessa organizzazione del servizio pubblico. Quando una parte di questa capacità viene riservata agli assicurati paganti, il rischio è che la pressione si scarichi sulle agende istituzionali.

L’AUSL, in passato, ha sempre respinto questa interpretazione, richiamando il fatto che l’intramoenia non incide perché avviene “in orario extra‑lavorativo”. È una posizione ufficiale, ma non chiude la questione. La struttura è la stessa, le apparecchiature utilizzate sono quelle pubbliche, la capacità organizzativa non è infinita, e la gestione amministrativa coinvolge comunque gli uffici pubblici. Anche se l’orario è extra‑istituzionale, il sistema è unico. E quando il sistema è sotto pressione, ogni attività aggiuntiva pesa.

Prestazioni assicurate ed intramoenia: il conto per la sanità pubblica conviene davvero?
I conti economici della delibera di rinnovo della convenzione con Unisalute fino al dicembre 2027, completano il quadro. L’AUSL prevede 355.000 euro di ricavi dalla convenzione UniSalute, a fronte di 284.000 euro di costi per il personale. Il margine netto sarebbe di 71.000 euro in 18 mesi. Una cifra di fatto modesta, soprattutto se posta in relazione all'impatto e all'impegno organizzativo. A guadagnare sono i professionisti che, al di là della discussione sull'importo delle indennità pubbliche, ricevono la maggior parte dell'importo delle prestazioni eseguite in regime di intramoenia. Poi c'è una questione di opportunità che coinvolge anche sul piano pubblico. Tale modello sembra sempre più consolidato con numeri importanti proprio nella regione in cui la difesa della sanità pubblica e universalistica viene promossa ed elevata a livello di vessillo politico da quelle forze di governo che quel modello che sposta verso il privato lo stanno di fatto promuovendo.

Un modello che si inserisce in una tendenza nazionale e regionale ormai consolidata. In Italia oltre 12 milioni di cittadini hanno una copertura sanitaria integrativa. In Emilia‑Romagna la percentuale è ancora più alta: tra il 40 e il 45% dei residenti dispone di una polizza o di un fondo sanitario. E circa il 70% delle prestazioni assicurative viene erogato dentro strutture pubbliche, spesso tramite intramoenia. UniSalute è il principale player nazionale. Modena è uno dei territori dove il modello si sta consolidando più rapidamente.
La convenzione UniSalute, insieme ad altre due approvate con una seconda delibera dei giorni scorsi sanciscono una trasformazione più ampia in cui il pubblico diventa parte della filiera commerciale delle assicurazioni, non come attore dominante, ma come fornitore che si adatta sempre più alle esigenze del mercato.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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