Le immagini delle sette autovetture della Polizia Locale di Pavullo devastate dall'acqua fanno impressione. Non soltanto perché si tratta di mezzi operativi indispensabili per un servizio pubblico, ma anche perché sono stati acquistati con il denaro dei contribuenti. Ed è proprio questo il punto. Di fronte all'ennesimo evento meteorologico estremo, la spiegazione più semplice è sempre la stessa: è stata colpa della natura. Ma la domanda che un cittadino ha il diritto di porsi è un'altra: tutto ciò che era ragionevolmente possibile fare è stato fatto?
Se, come sostengono numerosi cittadini, quel garage è storicamente soggetto ad allagamenti, il problema non nasce certo il giorno del nubifragio. Se inoltre nei giorni precedenti erano state diramate allerte meteo per il rischio di temporali intensi, viene spontaneo chiedersi perché nessuno abbia valutato di trasferire temporaneamente i veicoli in un luogo più sicuro.
Non è una domanda polemica. È una domanda di buon senso.
Le allerte esistono proprio perché consentono di predisporre misure preventive. Se ogni bene pubblico resta esattamente dov'è, anche quando si conoscono i possibili punti di criticità, allora ci si deve domandare quale sia il significato concreto della prevenzione.
Fa sorridere, amaramente, che ai cittadini venga giustamente richiesto di adottare comportamenti prudenti, mettere in sicurezza le proprie abitazioni, evitare gli spostamenti non necessari e proteggere i propri beni, mentre chi amministra beni pubblici sembra non aver adottato la stessa logica.
Naturalmente nessuno pretende che si possa fermare la pioggia. Ma spostare sette automobili da un garage interrato a un parcheggio in superficie non appare un'impresa impossibile.
Se poi emergerà che ciò non era materialmente realizzabile, sarà utile spiegarne le ragioni. Il silenzio, invece, rischia soltanto di alimentare dubbi.
Perché il tema non sono le auto della Polizia Locale. Il tema è il modo in cui vengono tutelati i beni pubblici.
Ogni euro speso per sostituire quei veicoli è un euro che esce dalle tasche dei cittadini. Ed è proprio per rispetto verso quei cittadini che sarebbe opportuno fare piena chiarezza: chi aveva la responsabilità del parco mezzi? Esiste un protocollo per mettere in sicurezza i veicoli durante le allerte meteo? Se esiste, è stato applicato? Se non esiste, verrà predisposto?
Il cambiamento climatico ci sta insegnando che gli eventi estremi non sono più eccezioni rarissime.
La prevenzione non elimina ogni rischio. Ma riduce i danni. E quando a essere danneggiato è un patrimonio pubblico, chiedere conto delle scelte organizzative non è polemica: è un dovere civico.
Perché il maltempo non si può comandare. La prudenza, invece, sì. E da chi ogni giorno è chiamato a far rispettare le regole, i cittadini hanno tutto il diritto di aspettarsela per primo.
B. Lazzari


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