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Vignola ha stroncato la Muratori: il tandem Paradisi-Lenzini nel Pd è già al capolinea

Vignola ha stroncato la Muratori: il tandem Paradisi-Lenzini nel Pd è già al capolinea

Nei comuni la gente conosce le facce, i retroscena, i rancori e le promesse non mantenute. E vota di conseguenza


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A Vignola Angelo Pasini stravince su Emilia Muratori. Ma la vittoria non è ideologica: la città non è diventata improvvisamente di destra. Ha fatto una cosa molto più semplice e molto più politica: ha detto no alla Muratori. E quando un sindaco uscente del centrosinistra perde un ballottaggio 63 a 37 - difficile ricordare un caso simile nel modenese - il problema non si risolve con la solita formula del vento nazionale, del campo largo da rafforzare, della bassa affluenza. Qui c’entra il contatto con il territorio.

 

Pasini ha vinto con 6.166 voti contro i 3.706 della Muratori. Cinque anni fa gli stessi due sfidanti erano separati da appena 17 voti. Stavolta non c’è stata partita. E il dato più pesante non è nemmeno il risultato finale, ma il primo turno. Pasini aveva 5.175 voti. Muratori 3.425. Ma assieme a Roberto Adani ed Enzo Cavani, candidati civici ma vicini al campo della sindaca uscente, il centrosinistra avrebbe avuto i numeri per chiudere la partita al primo turno. Però quei voti non erano disponibili per la Muratori. E infatti al ballottaggio non sono rientrati. Anzi: in larga parte sono andati proprio a Pasini.

 

Questo è il punto che il PD modenese farà fatica a digerire: non ha perso perché il campo era stretto.
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Ha perso perché il campo largo, a Vignola, era largo solo sui manifesti. C’erano PD, Movimento 5 Stelle, Avs e civici. C'erano anche i candidati nobili, quelli di Muzzarelli. Mancavano solo i voti.

 

Il parallelo con Novi di Modena, che andrà al voto il prossimo anno, viene naturale. Dopo la lunga stagione di Luisa Turci, partita come espressione di Rifondazione Comunista e del mondo associativo e finita per diventare il perno del PD novese, il partitone continua a non capire la propria impresentabilità locale. Enrico Diacci è sindaco da dieci anni, viene da un’area centrista, è spacciato come civico, ma politicamente resta vicino al mondo PD. Piace alla gente, è vincente ma il PD, invece di prenderne atto e mettersi a ruota, gli corre contro per perdere. Lo ha già fatto due volte e rischia di farlo per la terza.

 

Non è una questione personale. Non è Muratori, non è Turci, non è Diacci. È una questione più politica: di gerarchie, di ruoli palesi e occulti, di memoria. La gente sa perfettamente chi votare e chi non votare. Mentre il PD centrale ha perso totalmente il contatto con la provincia.
Da Modena si possono fare tavoli e accordi fra capibastone. Ma nei comuni la gente conosce le facce, i retroscena, i rancori e le promesse non mantenute. E vota di conseguenza.

 

A Modena e a Carpi il PD lo ha capito. Non avendo candidati propri realmente presentabili, ha scelto due non organici al partito: Massimo Mezzetti e Riccardo Righi. Ha cambiato cavalli e ha vinto. A Vignola no. E così già scricchiola la segreteria Paradisi-Lenzini, nata divisa fra aree diverse e incapace di imporre una lettura vera del territorio.

 

Il rischio, per il PD modenese, è l’ennesimo commissariamento mascherato. Ufficialmente per ricostruire il partito. Ma Vignola e Novi in realtà interessano zero: perché la battaglia è solo per decidere chi andrà a Roma.

 

Magath
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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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