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Non distinguere un giornalista palestinese da un attentatore nordafricano è una deriva pericolosa

Non distinguere un giornalista palestinese da un attentatore nordafricano è una deriva pericolosa

Craxi a Sigonella non fece il vassallo degli Usa. Andreotti nel 2006, in Senato, disse che lui stesso, se nato in un campo profughi, sarebbe stato terrorista


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Su Massimo Mezzetti si può discutere: in una città che il 2 giugno ospita una manifestazione Pro-pal in Piazza Grande - mentre in piazza Roma si celebra la Repubblica e a pochi giorni dalla strage della Via Emilia - si ricorda che lui propose di conferire la cittadinanza onoraria a Wael Al-Dahdouh, giornalista palestinese di Al Jazeera. Ma discutere è da persone intelligenti. Fare il minestrone rancoroso è un’altra.


Sotto il video della manifestazione, infatti, si è scatenata la solita cloaca social vannacciana: vergogna, remigrazione, Modena islamica, sottomissione, tornate a casa. Tutto insieme: Palestina, Islam, Hamas, immigrati, sinistra, PD, attentato di Modena, festa della Repubblica. Una zuppa servita da gente che pretenderebbe di salvare l’Italia senza distinguere un giornalista palestinese da un attentatore nordafricano.


E allora la domanda è semplice: che cosa dovrebbe fare un sindaco?

Spaccare ancora di più? Dire che dopo l’attentato non si parla più di Palestina? Che non si entra più in una comunità islamica? Che non si ascolta più un giornalista che ha perso moglie e figli sotto le bombe? Che ogni musulmano diventa un nemico?


Anche perché la Repubblica è più complicata dei commenti Facebook. A Roma, nella parata ufficiale del 2 giugno, hanno sfilato tutti: militari, forze dell’ordine, Protezione civile, cappellani militari, volontari del servizio civile, obiettori di coscienza.

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Una parata democristiana nel senso più italiano del termine.

Ma insieme agli obiettori sono sfilati pure i droni: gli strumenti di morte per eccellenza delle guerre di adesso, dentro la festa di quella Repubblica che all’articolo 11 ripudierebbe la guerra. Ma davvero?


Il punto politico è questo: l’Italia repubblicana non ha scoperto la causa di Gaza con la Consulta Popolare di Modena. Da Aldo Moro a Bettino Craxi, fino a Giulio Andreotti, la politica italiana ha sempre tenuto aperto un canale con il mondo palestinese. Non per giustificare il terrorismo: ma perché si sapeva distinguere tra terrorismo e necessità.


Craxi a Sigonella non fece il vassallo degli Stati Uniti. Andreotti nel 2006, in Senato, disse che lui stesso, se nato senza futuro in un campo profughi, sarebbe stato un terrorista.


Il bello è che molti di quelli che oggi insultano Mezzetti, al bar rimpiangono Craxi: ultimo statista vero, con la schiena dritta, mai servo degli imperialisti. Poi basta una bandiera palestinese in piazza e diventano tutti trumpiani, tutti occidentali in divisa, tutti pronti a vedere sottomissione all'islam anche in un appello contro una guerra.

Ma anche senza scostarsi troppo dal fascismo, nel 1937 il Duce in Libia fu insignito del titolo di “protettore dei popoli musulmani”. Dopo il famoso discorso del 1934, a Bari, a difesa dei rapporti con l'Oriente.


Mezzetti può aver scelto tempi e simboli rischiosi. Ma le giuste cause meritano la giusta visibilità. 


Perché i bambini di Gaza meritano di più delle faide social. Ma anche qualora non lo faceste per i bambini di Gaza, potreste farlo per i vostri: perché le guerre in Ucraina, Gaza, Libano e Iran, da anni ci tolgono le risorse già indebolite dalla pandemia. E prima o poi i soldi delle vecchie generazioni - quelle di Craxi e Andreotti - finiranno. 


Magath

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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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