Il nuovo patto di sindacato, letto politicamente, sembra infatti consegnare al futuro vertice di Aimag un compito preciso: riaprire la partita con Hera per chiuderla nel breve. Ci saranno procedure, gare, cessioni, concambi. Il timore è che altri possano partecipare. Ma Hera parte avanti: è già dentro Aimag, conosce la società, controlla l'altra metà del bacino provinciale e ha già provato a chiudere l’operazione: fermata solo da questioni burocratiche ma non di certo politiche. Righi avrà fallito nel metodo, ma nel merito - il superamento del tabù dell' acqua pubblica - ha tracciato il solco.
Il prossimo presidente rischia quindi di non avere davanti un mandato pieno con libertà d’azione, quanto un incarico a termine: dodici mesi, diciotto al massimo, per portare a compimento una scelta già orientata. Nessuno vuole arrivare alle amministrative del 2029 con Aimag ancora in bilico.
Negli stessi corridoi dell’azienda mirandolese si ragiona ormai così: mandato breve con obiettivo definito. Questo spiega perché non sia facile trovare tecnici o professionisti disposti a metterci la faccia. Una cosa è presiedere Aimag per costruire una fase industriale autonoma. Un’altra è entrare sapendo che il lavoro vero è accompagnare la società verso Hera.
Dentro questa cornice va letto il nome di Morena Diazzi. Il profilo è forte: regionale, tecnico, amministrativo, con relazioni politiche importanti. Ma bisogna capire se sia compatibile con il mandato reale. Se Diazzi serve ad aprire una fase nuova, il nome ha senso. Se serve solo a rendere più autorevole un percorso già scritto, il discorso cambia.
Pare che lo stesso Gigi Costi si sia già raffreddato, dopo l'uscita anticipata del nome, capito bene quale sarebbe il mandato. Costi pesa, controlla il PD mirandolese: è uno dei riferimenti di quel mondo politico che sull’operazione Hera aveva visto una regalia più che un rafforzamento. Se anche quel pezzo si sfila, o semplicemente afferma di non saperne nulla, il problema non è più il nome.
Così Righi resta al centro, ma in una posizione scomoda. Se Diazzi non diventa più la chiave per unire il PD, tanto vale scegliere di nuovo Paola Ruggiero.
Magath


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