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L'arma della digitalizzazione per rilanciare il territorio carpigiano?

L'arma della digitalizzazione per rilanciare il territorio carpigiano?

Una città che ha perso negli anni il proprio ruolo e l’autorevolezza di un tempo a livello provinciale, regionale e nazionale


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Che sia la digitalizzazione insieme all’ingegno e una nuova cultura a guidare la trasformazione del lavoro nel territorio carpigiano alle prese con una crisi, una recessione e una mancanza di prospettive preoccupante?

Nel tentativo di raggiungere questo obiettivo il territorio si candida infatti a laboratorio d’eccellenza e il Terminal di recente istituzione nella ex stazione delle autocorriere di viale Peruzzi è chiamato a fungere da hub relazionale perchè le idee prendano forma superando la staticità del tradizionale lavoro d’ufficio ma anche indurre ad una riflessione su come un territorio basato sul manifatturiero stia affrontando la transizione verso l’economia della conoscenza, della intelligenza artificiale e dell’automazione.


Come si è sinora mossa e per prima l’azienda carpigiana Skybackbone fondata da Giuseppe Nale e Luca Bulgarelli. Ha spiegato Giuseppe Nale che “l’innovazione locale è sempre stata motivata da necessità reali dell’economia reale”, come dimostra l’attività svolta a suo tempo dall’azienda carpigiana per Sony Italia nel sistema di gestione dei dati, che hanno anticipato l’attuale era del Cloud.

Può essere questa una risposta alla mancanza di prospettive certe sul futuro dell’economia locale andata da tempo in crisi dopo la recessione del settore della maglieria e dell’abbigliamento che non si è riusciti sinora a sostituire con nessun’altra ipotesi industriale? Nè con l’industria delle

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macchine per la lavorazione del legno, nè della meccanica d’avanguardia come era la Po Grandi cucine, né la Goldoni trattori e tanto meno l’industria legata alla farmaceutica di provenienza mirandolese, o lo sviluppo della commercializzazione del nostro storico vino, il Lambrusco. Negli ultimi anni a supplire ai danni della recessione economica è lodevolmente intervenuta la Fondazione Cassa di Risparmio prevalentemente nell’ambito della assistenza alle categorie più bisognose, mentre l’unica realtà industriale non coinvolta nella recessione generale è stata la Cmb, la storica cooperativa muratori che continua a mietere successi, ad avere un mercato sicuro e a dare lavoro a un migliaio di dipendenti. Così come reggono bene le sfide del mercato altre importanti, anche se minori realtà locali, come la Garc costruzioni, la Chimar imballaggi e la Emmegi di Limidi di Valter Caiumi. Poco tuttavia per cogliere e soddisfare le esigenze di un territorio comunale di 70mila abitanti. E ciò deve indurre tutti ad un profondo esame di coscienza su ciò che è stato e non è più.


Perchè a Carpi regna una sorta di rassegnazione a questo declino industriale che è sotto gli occhi di tutti: l’economia ha perso smalto ed è diminuito lo spirito di iniziativa e di intraprendenza dei privati e sono sempre

più le aziende piccole e medie, industriali, artigianali o commerciali che chiudono i battenti e che chiamano in causa la politica che deve affrontare con idee e proposte innovative la fase storica che stiamo attraversando. Mentre il Comune dal canto suo deve farsi carico dello stato delle cose e migliorare l’assistenza ai ceti meno abbienti e alle persone deboli e in difficoltà. Al riguardo va encomiata l’attività dell’associazionismo cattolico, come Porta Aperta che, basandosi esclusivamente sul volontariato, ha esteso la rete del Centri di ascolto in tutte le parrocchie della Diocesi, che svolgono una capillare attività di assistenza laddove non arriva il welfare comunale.

Una città, Carpi, che ha perso negli anni il proprio ruolo e l’autorevolezza di un tempo a livello provinciale, regionale e nazionale, non avendo più come un tempo un proprio parlamentare e un proprio assessore in Provincia e in Regione, rappresentanze nelle sedi istituzionali che rendevano il Comune maggiormente autorevole e ricco di valori e di opportunità. E questo a riprova della irrilevanza dello stesso Pd, partito egemone, ai vari livelli della scena politica e amministrativa. Un territorio progressivamente impoverimento come dimostra la chiusura delle sedi decentrate di uffici pubblici, di enti e di associazioni, a cominciare dalla sede della Pretura e del Difensore civico .

E ora, dopo secoli, ha perso anche il proprio Vescovo titolare e le finestre malinconicamente chiuse del Vescovado, che affacciano su piazza dei Martiri, ne sono una immagine triste e desolante.


Una città che ha perso fantasia creativa e voglia di fare, insomma, che sono sempre state le caratteristiche della gente del posto che seppe creare negli anni sessanta il boom del settore dell’abbigliamento che fece di Carpi la capitale italiana della maglieria. Ne sono esempio la chiusura ancora oggi del mitico Caffè del Teatro, uno dei luoghi simbolo di ritrovo, i continui rinvii della soluzione del problema del passaggio a livello di Cibeno, del nuovo ospedale, della sistemazione definitiva dell’ex campo di concentramento di Fossoli, tutte opere queste, come altre, promesse per cinquant’anni dai sindaci che si sono succeduti in Municipio e che provenivano tutti dallo stesso partito, il Pci, che ha poi cambiato varie volte il proprio nome in Pds, Ds, Pd. 

E ora abbiamo un sindaco nuovo, Riccardo Righi, che sembra volere prendere le distanze dal Pd che pure lo ha eletto e la recente nomina a presidente di Aimag di un nome diverso da quello caldeggiato dal Pd locale e da quello provinciale depone a suo favore e fa bene sperare in un clima nuovo a palazzo Scacchetti. Un clima di maggiore autonomia decisionale rispetto alle scelte burocratiche e di partito che siamo da sempre abituati a vedere e i carpigiani a sopportare, senza concreti risultati pratici. La prossima nomina di due nuovi assessori al posto dei dimissionari Di Loreto (scandalo Amo di Modena e di Malvezzi, per rinuncia personale) ci confermeranno o meno se è cambiato qualcosa a Palazzo e se Riccardo Righi manterrà gli impegni assunti con le minoranze in consiglio comunale di discutere preventivamente con loro,coi commercianti e le loro associazioni i criteri di applicazione della Ztl in centro cittadino, ma anche come affrontare la situazione della criminalità diffusa anche da noi e dunque della sicurezza del cittadino.

Se cioè vuole dare seguito con coerenza all’ambizioso progetto insito nella inaugurazione del Terminal Innovation Lab di viale Peruzzi.


Cesare Pradella

Foto Fiab

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Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per cinque anni addetto...   

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