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Sabato Modena ha visto l’orrore, domenica ha visto una piazza vera

Sabato Modena ha visto l’orrore, domenica ha visto una piazza vera

La cena di Confcommercio la sera prima, a poche ore dalla tragedia, una scelta sbagliata, goffa, fuori misura. Lo hanno capito tutti


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Ottomila persone in piazza. Cosa dire? Si potrà discutere della cena confermata da Confcommercio la sera prima, a poche ore dalla tragedia: scelta sbagliata, goffa, fuori misura. Lo abbiamo capito. Lo hanno capito tutti. Ma forse anche lì c’è qualcosa che dice di più della semplice leggerezza. Nel video della disgrazia si vedono persone ferme, spaesate, quasi sospese. Non fuggono subito, non reagiscono subito, non capiscono subito. Sono a pochi metri dall’inconcepibile: e il cervello, per qualche secondo, si rifiuta di accettare che l’inconcepibile sia vero. È il blocco davanti alla disgrazia troppo grande per essere credibile. Può accadere a un passante. Può accadere a un commerciante, al presidente dei commercianti, a un consigliere regionale che le ha viste tutte. Andiamo avanti. Perché il punto decisivo è chi c’era in Piazza Grande ieri sera. E soprattutto chi non c’era.


Perché le istituzioni non erano tutte presenti. C’erano quelle che pensano che amministrare significhi esserci. Metterci la faccia. Stare davanti a una comunità ferita senza sapere nemmeno bene quali parole usare, sapendo che saranno comunque parole insufficienti. C’era il sindaco Massimo Mezzetti, che quella piazza l’ha chiamata e quella piazza l’ha retta. Con la retorica inevitabile di certi momenti, certo.

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Con qualche frase discutibile, certo. Lui - e chi con lui. Ma c’era. E quando una città ha paura, la prima forma di governo è la presenza. In quelle ore da Modena sono passati Sergio Mattarella e Giorgia Meloni. Non per fare passerella, ma perché davanti a certe ferite lo Stato deve farsi vedere. Le istituzioni ci devono essere.


In quella piazza, però, ci doveva essere anche il senatore della Repubblica del partito che oggi guida il Governo. Ci doveva essere il candidato sindaco di quello stesso partito, sconfitto alle amministrative ma non per questo dispensato dal rappresentare quella parte della città che l’ha votato. Ci doveva essere anche chi avrebbe voluto essere quel candidato sindaco. Magari qualcuno a casa a mangiarsi un Glovo. Ma una cosa è fare opposizione, un’altra è mancare quando la città lo vorrebbe, forse. O lo meriterebbe, di certo.


Quegli ottomila non erano una sezione allargata del PD. Non erano ottomila “poveri comunisti”. Erano cittadini. Gli stessi che alle politiche, quando si vota per Roma, per metà abbondante scelgono il centrodestra e mandano in Parlamento Daniela Dondi invece di Aboubakar Soumahoro. Che quando i candidati parlano alla città, la città li vota.

Gli stessi che però alle amministrative, quando devono scegliere a chi affidare la città, votano in larghissima parte Massimo Mezzetti perché riconoscono in lui un’idea di politica buona, presente, umana. E che quando è ora lo vedono in piazza.


Sabato Modena ha visto l’orrore. Domenica ha visto una piazza. Non una piazza perfetta, non una piazza purificata, non una piazza senza retorica. Ma una piazza vera. Con dentro paura, dolore, gratitudine, bisogno di comunità. Chi c’era lo ha capito. Chi non c’era ha perso qualcosa. E non una fotografia.

Magath

Nella foto Mezzetti sul palco dell'incontro di ieri sera e Muzzarelli alla cena di Confcommercio la sera di sabato

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Dietro allo pseudonimo Magath un noto personaggio modenese che racconterà una Modena senza filtri. La responsabilità di quanto pubblicato da Magath ricade solo sul direttore della testata.  Ci sono...   

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