Settembre 2024, la terza alluvione in Romagna nel giro di un anno e mezzo. Il Lamone spacca l'argine e sommerge Traversara, frazione di Bagnacavallo da cinquecento abitanti. Nessun morto o ferito, ma gravi danni. Per la Procura di Ravenna per l'inondazione furono responsabili
a vario titolo 12 persone, figure di vertice e tecnici della protezione civile locali e regionali, funzionari della Regione, direttori dei lavori e titolari di ditte. Il procuratore Daniele Barberini e il pm Francesco Coco, che hanno coordinato il lavoro dei carabinieri, hanno inviato avvisi di fine indagine, atto che prelude solitamente alla richiesta di rinvio giudizio, per disastro colposo e pericolo di disastro legato alla qualità degli interventi realizzati in seguito alle alluvioni. Per l'accusa non solo ci furono negligenze nell'eseguire opere ritenute necessarie agevolando così l'inondazione, ma a tutt'oggi esiste il rischio di nuovi cedimenti. A tali conclusioni si è arrivati sulla base della consulenza affidata a tre professori del politecnico di Milano: Gianfranco Becciu, esperto in costruzioni idrauliche, Claudio Giulio Mari di Prisco, geotecnico e Daniele Bocchiola, idrologo. La stessa consulenza ha individuato omissioni su strutture che avrebbero potuto evitare o mitigare il rischio idraulico sebbene uno specifico Piano regionale di 23 anni fa individuasse taluni interventi come 'prioritari'.
Tra le persone finite sotto indagine - come riporta l'Ansa -, l'ex dirigente dell'agenzia regionale di protezione civile, Rita Nicolini, il direttore generale della Cura del Territorio e Ambiente della Regione, Paolo Ferrecchi, la responsabile del settore Difesa del territorio, Monica Guidi. Nel mirino dei pm è finito anche il ricorso sistematico alla prassi della 'somma urgenza', a partire dalle prime due alluvioni, maggio 2023, con tutte le deroghe del caso agli obblighi imposti dal Codice degli appalti. Gli interventi così realizzati sono stati definiti in diversi casi, dai consulenti, a rischio crollo.Il procuratore Barberini, in una conferenza stampa, ha evidenziato che sono contestati reati colposi, ipotizzati dopo accertamenti approfonditi, rimanendo sul carattere tecnico, cioè sulle misure che si potevano adottare per evitare l'inondazione. La conclusione dell'inchiesta, ha detto, 'è una prima risposta alle persone: la provincia di Ravenna era a terra, la gente era prostrata psicologicamente. Al di là delle questioni penali, si voleva capire cosa fosse accaduto. Non cercavamo un capro espiatorio. Lo riteniamo un atto dovuto: per capire perché è accaduto ed evitare che si possa ripetere'.
Il presidente della Regione, oltre che ex sindaco e presidente della Provincia di Ravenna, Michele de Pascale, ha commentato: 'Abbiamo totale rispetto delle attività delle Procure.
Stiamo parlando di un avviso di garanzia, di solito si dice che c'è la presunzione di innocenza verso gli imputati, in questo caso le persone non sono neppure imputate. La Procura farà le sue verifiche, noi conosciamo le persone come professionisti di altissimo livello. E' giusto che si verifichi l'operato, daremo, come sempre abbiamo fatto, la massima collaborazione all'autorità giudiziaria, chiediamo a tutti il rispetto delle persone che dimostreranno, ci auguriamo, la loro innocenza'. Restano ancora da definire i fascicoli relativi alle prime due alluvioni, anche in questo caso aperti per disastro colposo contro ignoti.