All’assemblea Dem, organizzata presso la Polisportiva San Faustino, dove vengono distribuite gratuitamente anche decine di copie di un giornale locale che proprio lo stesso giorno dell'assemblea ha pubblicato uno speciale sulla serata e sulla campagna del PD a sostegno della sanità pubblica. Al tavolo dei relatori, oltre a Crisanti e Muzzarelli ci sono anche il Vicesindaco e assessore con delega alla salute Francesca Maletti e Cristina Mussini, Direttore della Struttura Complessa di Malattie dell'Apparato Respiratorio dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena. Serata di sensibilizzazione sul temi della riforma del governo e i suoi possibili effetti e per promuovere la petizione a sostegno della sanità pubblica lanciata nei giorni scorsi dal PD locale.
Il microbiologo ed eletto in senato con il Partito Democratico Andrea Crisanti parla generando reazioni contrastanti. Da un lato strappa l'applauso, dall'altro genera mugugni e stupore. 'Il problema non è la classificazione degli ospedali di terzo livello' - dice. 'Il vero nodo è che l’attuale organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale presenta criticità strutturali profonde'. 'Dobbiamo chiederci se gli ospedali universitari abbiano ancora senso all’interno del Servizio sanitario nazionale, anche perché la logica della ricerca e quella dell’assistenza pubblica sono ormai in contrasto totale'. Altra non piccola divergenza rispetto alla narrazione raccontata, sentita e pubblicata in questi giorni rispetto alla difesa della sostanza pubblica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena comprendente Baggiovara e soprattutto Policlinico, da difendere da quello che sarebbe l'obiettivo del governo di toglierli da una competenza regionale, che ne nomina anche direttori e quadri, per spostarla a livello nazionale. E qui che, rispetto alle parole di Crisanti, arriva anche la reazione della dottoressa Cristina Mussini. 'Eh, però l'Università i pazienti li dovrà pur vedere' - afferma rivolgendosì a Crisanti mostrandosi perplessa rispetto alla opportunità sostenuta dal senatore di sganciare gli ospedali universitari dal sistema pubblico.
Ma su questo punto il microbiologo e senatore PD prosegue:, 'L’Italia ha smesso di produrre sperimentazioni cliniche significative proprio perché il modello organizzativo del SSN non è compatibile con le esigenze della ricerca avanzata. Il problema non è la verticalizzazione dell’eccellenza, ma come garantire accessibilità in un sistema dove la medicina è sempre più frammentata e iper-specialistica'.
Poi un altro argomento scomodo: il fatto che l'Emilia-Romagna, paladina del servizio pubblico, il baricentro dell'accesso alle cure e all'assistenza, anche specialistica, si sta sempre più spostando sul privato, sia attraverso convenzioni per Crisanti da rivedere nel sistema su cui si basano, sia attraverso il boom non casuale delle assicurazioni sanitarie private. La responsabilità, per Crisanti, è di una politica che ha fornito negli anni e continua a fornire al privato le migliori condizioni per affermarsi e crescere a scapito del pubblico.
'L’Italia è il secondo Paese europeo dove il privato pesa di più. E non per caso: siamo stati noi, con le nostre scelte politiche, a creare le condizioni migliori per farlo crescere'.
Crisanti ha elencato tre fattori: 'Il privato fa quasi solo le prestazioni più remunerative, lasciando al pubblico quelle più costose e complesse. Quando un paziente ricoverato in una struttura privata ha bisogno di rianimazione, viene portato in una struttura pubblica dove gli viene fornita gratis'.




