I consiglieri comunali Luca Barbari (PD) e Martino Abrate (AVS) hanno partecipato sabato 17 ottobre al convegno 'Carcere e comunità. Ridurre il sovraffollamento, ricostruire le persone', organizzato dal Partito Democratico di Modena.
'Ringrazio Rossella Giulia Caci per l'organizzazione, i segretari Massimo Paradisi e Luigi Tosiani, i relatori, Giuseppe Leonelli che ha coordinato i lavori - dichiara Luca Barbari - e l'onorevole Debora Serracchiani il cui intervento, di grande spessore, ha tenuto insieme legalità, diritti, sicurezza e funzione rieducativa della pena. Nelle carceri italiane ci sono oltre 66mila persone per circa 51mila posti regolamentari, al Sant'Anna 624 persone per 371 posti. Nel 2025 la magistratura di sorveglianza ha riconosciuto circa 6.500 casi di condizioni detentive disumane, contrarie all'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, a cui viene riconosciuto un ristoro di appena 8 euro per ogni giorno trascorso in quelle condizioni. Il Piano carceri del luglio 2025 prometteva 10mila nuovi posti entro il 2027, ma dagli ultimi dati di luglio 2026 i posti disponibili sono addirittura diminuiti anziché aumentare. A Sollicciano sono state sequestrate e chiuse sette sezioni per le condizioni igienico-sanitarie'.
'La situazione di oggi è analoga se non peggiore di quella che vide condannata l'Italia con la sentenza Torreggiani. Strutture dignitose servono
ai detenuti e anche a polizia penitenziaria, educatori e personale sanitario. Ogni persona che esce dal carcere con un sacco nero contenente i pochi effetti personali e null'altro rappresenta una sconfitta per lo Stato, e rende il territorio più insicuro. Molte persone oggi avrebbero pene residue brevi da scontare: su di loro il percorso di reinserimento va costruito prima della scarcerazione. Le misure di comunità sono cresciute ma hanno raggiunto soltanto una parte di popolazione carceraria, la più povera ne resta esclusa. Circa 500 detenuti con pene inferiori ai quattro anni potrebbero accedere a misure alternative, ma mancano di una famiglia o di una rete esterna. Per loro servono case territoriali di reinserimento, accordi con le imprese, lavoro oltre il perimetro del carcere (oggi solo 3mila detenuti lavorano per soggetti terzi), risorse per la sanità penitenziaria e la salute mentale. La giustizia riparativa, introdotta dalla riforma Cartabia, merita una diffusione omogenea e il coinvolgimento di vittime e comunità - continua Barbari -. Un riconoscimento va alle associazioni, alle cooperative sociali e agli enti del Terzo settore che lavorano dentro e fuori gli istituti, dal Teatro dei Venti ai progetti sportivi, culturali e di giustizia riparativa.'La mia partecipazione all’iniziativa - dichiara Martino Abrate - è la testimonianza delle posizioni di Alleanza Verdi Sinistra che denuncia da sempre che le carceri italiane sono al collasso e hanno condizioni di vita inaccettabili , contrarie ad ogni rispetto della dignità umana. Come denunciato dal convegno le condizioni igienico-sanitarie sono assai critiche e vengono aggravate dal caldo estremo, dalla carenza di risorse per le dipendenze, da spazi che rendono invivibile la permanenza nelle cosiddette “camere di detentive”. E non dimentichiamo le condizioni altrettanto difficili di chi lavora in carcere , con gravi carenze di organico e situazioni ambientali difficilissime per guardie , sanitari , educatori , psicologi.
'Il convegno è stata un'altra importante tappa in un percorso - concludono Abrate e Barbari - con cui la politica locale si mette in ascolto e a disposizione di tutti gli operatori del carcere. Il Consiglio comunale continuerà a verificare l'attuazione degli indirizzi già approvati sul reinserimento sociale e il Partito Democratico, Avs e tutte le forze politiche che condividono questi obiettivi, continueranno a promuovere iniziative di dialogo tra città e carcere,favorire il coordinamento con amministrazione penitenziaria, magistratura di sorveglianza, servizi, avvocatura, imprese e Terzo settore. Certezza della pena e diritto al reinserimento convivono nella stessa Costituzione, e una società è più sicura quando riduce le condizioni che alimentano la recidiva. Il reinserimento si costruisce nella città: lavoro, domicilio e una rete di accoglienza sono le condizioni che lo rendono possibile. Il Comune è presente e il Terzo settore svolge un lavoro prezioso dentro e fuori dal carcere; la vicenda di Roberto però mostra che serve di più. Per questo chiediamo un impegno condiviso di istituzioni, associazioni, categorie imprenditoriali e dell'intera comunità, disponibili a lavorare insieme per questo obiettivo'.


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