Se non ora, quando? Altrimenti siamo nella pura inutilità.
In quest’ultimo frangente, sembra che l’ultima spiaggia della sinistra sia la “parità di stipendio” tra insegnanti comunali e quelle della Fondazione. Una battaglia nobile (Ermanno Gorrieri la sta aspettando da qualche decennio), ma assolutamente insufficiente: una vera e propria foglia di fico per uscirne fuori.
Oppure l’illusoria speranza che il governo attuale faccia quello che nemmeno i governi amici hanno fatto nel passato: consentire un maggior numero di assunzioni agli enti locali. Al contrario, occorrerà sempre di più che il Comune adempia pienamente alle proprie competenze e lasci allo Stato quello che è dello Stato.
LA COSTITUZIONE
Ma qui c’è in ballo molto di più: la Costituzione italiana; quella Costituzione in cui anche i democristiani misero al primo posto la scuola statale, consentendo, senza oneri per lo stato, l’apertura di scuole private. Una costituzione già offesa dalla legge sulla parità scolastica, risultato del nefasto compromesso D’Aema/Marini; solo un governo con la sinistra avrebbe potuto fare ciò che 50 anni di governi democristiani non erano mai riusciti a raggiungere: equiparare le scuole, ora definite paritarie, alle statali e finanziarle.
MODENA: UNA SCUOLA INIQUA
E così, purtroppo a Modena, nessuno ha il coraggio di schierarsi apertamente per una battaglia sacrosanta a favore della espansione della scuola dell’infanzia statale, a costo quasi zero per il comune con grande beneficio per il bilancio ed al riparo da futuri blocchi delle assunzioni, ma spesso relegata in locali inadeguati; ricordiamo poi, ancora una volta, una scuola che, alle sue origini, prevedeva 10 ore giornaliere, l’apertura al sabato e nei mesi di luglio e agosto e, soprattutto, era inclusiva ( una parola che, a parole, piace molto al Sindaco) e gratuita (anche nei servizi di pre e post scuola ed in quelli estivi).
Sarebbe interessante esaminare chi stato così bravo a depotenziarla per poi dire che è inadeguata.
Ma il mito di oggi è il “sistema plurale” a rette variabili, non a seconda del reddito (come avviene in sanità), ma in funzione della scuola prescelta; un sistema quindi, in cui i poveri vanno con i poveri nelle scuole in cui si paga poco o niente, il ceto medio con il ceto medio nelle scuole a retta sostenibile, i ricchi con i ricchi nelle loro isole dorate. Una perfetta scuola in cui le classi sociali vengono divise per censo fin dalla nascita; cose da ‘800; se almeno chi si dice di sinistra non lo riconosce, siamo veramente alla frutta.
Un sistema plurale? Ma va!
Franco Fondriest



