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Errenord, presidio di Fratelli d'Italia: 'Fermare Decreto insicurezza'

Errenord, presidio di Fratelli d'Italia: 'Fermare Decreto insicurezza'

Barcaiuolo e Pulitan?: 'Quanto sta avvenendo a Roma nel silenzio più assordante delle Istituzioni, è molto grave'


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La scorsa settimana, alla Camera dei Deputati, è iniziato l’iter del 'Decreto Insicurezza' che prevede l’introduzione di norme sempre meno rigorose su immigrazione e sicurezza. Per questo, oggi, Fratelli d’Italia Modena ha organizzato un presidio davanti all’R-Nord, zona simbolo dello spaccio e del degrado cittadino, per dire no al decreto insicurezza, no all’immigrazione clandestina.

“Qualche settimana fa, presentammo la “Mappa del Degrado di Modena” (qui l'articolo), evidenziando come intere zone della città fossero (e siano tutt’ora) in mano alla delinquenza ed al degrado. In quella stessa occasione, facemmo anche alcune proposte alla Giunta ed al sindaco al quale, per esempio, chiedemmo di onorare il patto per Modena città sicura firmato con l’allora Ministro PD, Minniti”. A parlare è Michele Barcaiuolo, consigliere regionale modenese e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. “Muzzarelli invece ha fatto finta di non sentire le proposte e non sapendo come replicare sul punto è stato costretto a sminuire il nostro lavoro con una battuta, dicendo che la mappa sarebbe offensiva per i modenesi che in quelle zone ci abitano. Noi, al contrario, crediamo che l’unico motivo per cui i modenesi debbano sentirsi offesi sia come vengano trattati da ormai troppi anni da questa Amministrazione” chiosa Barcaiuolo.

“Quanto sta avvenendo a Roma nel silenzio più assordante delle Istituzioni, è molto grave” commenta Ferdinando Pulitanò, presidente provinciale del partito di Giorgia Meloni.
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“Il Decreto Insicurezza non solo faciliterà l’ingresso di immigrati in Italia ma è anche una vera e propria presa per i fondelli agli Italiani. E’ stato approvato infatti un emendamento del Pd per impedire, di fatto, l'espulsione e il respingimento di un immigrato verso uno Stato nel quale si può essere oggetto di persecuzione per motivi di orientamento sessuale e identità di genere”. “Una circostanza” conclude Pulitanò “ovviamente non verificabile che spalanca le porte dell’Italia banalmente a chiunque”.
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