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La metrotranvia a Modena, MVP rilancia il progetto che c'è già: 'Occasione unica'

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Il recovery-fund potrebbe finanziare il progetto definitivo presentato nel 2003 e poi abbandonato. L'architetto Righi: 'Il Comune di ascolti'


La metrotranvia a Modena, MVP rilancia il progetto che c'è già: 'Occasione unica'

Il treno delle occasioni non passa sempre, anzi quando passa e si perde è poi difficile ritrovarsi al suo passaggio, nel momento giusto, per coglierlo al volo. Il treno, in questo caso, è quello della metro-tranvia di Modena, o meglio del suo progetto, quello che all'inizio degli anni 2000, per rispondere alle opportunità di finanziamento offerte dalla Legge Obiettivo del Governo Berlusconi (con l'allora Ministro Lunardi), venne commissionato dall'allora ATCM (oggi Seta), elaborato in forma esecutiva e presentato in pompa magna come grande opportunità per Modena. Il sindaco, allora, era Giuliano Barbolini. Progetto di prospettiva, con una visione. Due linee, in alcuni tratti anche interrati (come lo è Gigetto oggi nel tratto del Policlinico), capace di collegare su rotaia, e con convoglio di lunghezza modulabile sulla base delle esigenze, gli estremi nord e sud, est ed ovest, della città sfiorando o attraversando (con l'ipotesi di un passaggio interrato per il terzo tratto, solo ipotizzato, e con stazione interrata in piazza Matteotti, il centro storico. Con fermate a raso, per rispondere alle esigenze di mobilità, compresa quella, non ultima, delle persone disabili.



Progetto ricordato questa mattina dall'architetto modenese Ezio Righi, relatore principale nella conferenza stampa dulla proposta di rilancio del progetto organizzata da Modena Volta Pagina. 

Il progetto modenese, per ragioni soprattutto politiche, non venne portato avanti. Dall'Amministrazione Barbolini si passò a quella di Giorgio Pighi, con Assessore Daniele Sitta. 'Il problema allora non era quello del finanziamento per realizzarlo, disponibile, ma era quello di come coprire i costi d’esercizio visto che il trasporto pubblico di norma è in perdita. Con i biglietti si recuperava il 40% dei costi, poi i contributi del fondo nazionale trasporti e con la tariffazione della sosta. In pratica si offriva il servizio di trasporto pubblico come alternativa all’auto e chi utilizzava il mezzo privato pagava il parcheggio'.

Questo il ragionamento che poteva garantire alla città un mezzo di trasporto rapido, veloce e che in pochi minuti permetteva di attraversare la città. 

Ma a Modena la scelta fu un altra i soldi della sosta vennero utilizzati per finanziare il novi park, creando una ipoteca con Modena Parcheggi che incasserà i soldi della sosta, al posto del Comune, fino al 2034. Il progetto rimase nel cassetto, come i tanti, tutti, quelli di prospettiva, ipotizzati a Modena.

I finanziamenti a disposizione in quegli anni non arrivarono a Modena ma andarono ad altre città, che presentarono altri progetti, tra cui Brescia che oggi, non a caso, ha un sistema di metro-tranvia all'avanguardia capace di rilanciare il trasporto pubblico urbano locale, di aumentare i passeggeri e di garantire un impatto ambientale compatibile con le nuove politiche. Nel caso di Brescia si è registrato un incremento di passeggeri equivalente al raddoppio rispetto ai numeri registrati a Modena.

Ma gli esempi di progetti virtuosi portati avanti in altre città simili a Modena non finiscono qui. C'è quello di Grenoble, da 160.000 abitanti e di Friburgo, dove risiede ed opera anche proprio il Presidente dell'Agenzia della Mobilità di Modena che più volte ha dimostrato di essere sostenitori di progetti (anche sulla mobilità ciclabile) che non vengono applicati proprio nei territori (come appunto quello modenese), di propria competenza.

Allora cosa è cambiato da ieri ad oggi per potere rendere ancora possibile il progetto di metro-tranvia? Per Modena Volta Pagina da un lato c'è il fatto che si tratta di un progetto pronto, ancora applicabile ad una città che, visto lo stallo dei progetti di riqualificazione urbana, non è cambiato nei propri elementi viari. Dall'altro la possibilità di candidare il progetto nell'elenco delle richieste di finanziamento attraverso il Recovery Fund dell'Unione Europee. Un tale progetto - afferma Ezio Righi - avrebbe fondate aspettative in quanto risponderebbe a requisiti fondamentali della tutela dell'ambiente e della salute, del contrasto ai cambiamenti climatici e, proprio per il fatto di essere pronto, all'esigenza di rapidità e fattibilità.

Senza considerare una condizione politica e di governo. Gli studi sulla mobilità e sugli spostamenti da e per Modena, hanno confermato come anche nella migliore delle ipotesi l'investimento sulla mobilità ciclabile, prevalente nel PUMS, il nuovo Piano sulla Mobilità sostenibile di prossima approvazione in comune, porterebbe al massimo ad una riduzione limitata degli spostamenti di persone all'utilizzo del mezzo privato a pubblico. Anche perché la maggior parte degli stessi avviene da e verso Modena ma fuori dal centro e dai centri limitrofi per i quali non è possibile l'utilizzo della bicicletta. Per questo la soluzione che porterebbe ad una riduzione reale degli spostamenti sarebbe quella di rivedere il trasporto pubblico cittadino nel suo complesso, anche in una logica di intermodalità ferro-gomma. 'Purtroppo però il trasporto pubblico urbano di fatto non è considerato tra le strategia del PUMS' - hanno affermato gli esponenti MVP, proponendo all'amministrazione comunale di intraprendere immediatamente quanto è necessario per riscoprire e rilanciare il progetto della metrotranvia modenese, ponendo anche la sua candidatura per la destinazione delle risorse del Recovery Fund. 'Si tratta di una occasione storica, che sarebbe imperdonabile perdere per la seconda volta'

 

Gi.Ga.


 



Redazione La Pressa
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