L'esperienza di Draghi è finita. Lega, M5s e Forza Italia non votano la fiducia a Draghi al Senato (per la cronaca finisce con 95 sì ma solo 133 votanti col numero legale garantito dalla presenza in aula dei senatori cinquestelle, presenti ma non votanti) e riacquistano la dignità di una scelta politica. Scelta del resto inevitabile dopo la richiesta di delega in bianco avanzata da Draghi stesso chiedendo di votare l'impresentabile mozione da una riga presentata da Casini. È questo l'epilogo di una giornata vissuta tra Palazzo Madama, Palazzo Chigi e il Quirinale e della crisi aperta dal M5s.
Dopo il voto Mario Draghi non è salito al Quirinale da Mattarella. Le dimissioni formali dovrebbero arrivare domani alla Camera. A questo punto l'ipotesi più gettonata sono le elezioni anticipate. Due date finora individuate: 25 settembre o più probabilmente il 2 ottobre (il 25 settembre sarebbe da escludere perché è la vigilia del Capodanno ebraico).
'In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l'Italia. Noi abbiamo messo tutto l'impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti'. Lo scrive su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta.
'Una pagina nera per l'Italia. La politica ha fallito, davanti a un'emergenza la risposta è stata quella di non sapersi assumere la responsabilità di governare. Si è giocato con il futuro degli italiani. Gli effetti di questa tragica scelta rimarranno nella storia'. Così il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.
La politica torna protagonista: bye bye Draghi
A questo punto l'ipotesi più gettonata sono le elezioni anticipate. Due date finora individuate: 25 settembre o più probabilmente il 2 ottobre
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