La prima revisione, riferita alle lavorazioni del 2023, aveva già portato il totale a 864.951,56 euro. Nel 2025, l’accoglimento delle riserve dell’impresa aveva ulteriormente innalzato l’importo a 879.612,60 euro. Ora, con la Determinazione del 3 aprile 2026, arriva un nuovo aggiornamento: la revisione prezzi relativa alle opere eseguite nel 2024, calcolata sulla base del prezzario regionale e riconosciuta nella misura del 90%. L’aumento netto è di 8.757,36 euro, che con l’IVA porta la spesa complessiva a 10.683,98 euro.
Il contratto raggiunge così il valore finale di 888.369,96 euro, con un incremento complessivo di 155.367,88 euro rispetto alla cifra iniziale. In termini percentuali, significa che il contratto è cresciuto del 21,19% rispetto al valore originario del 2022. Nel documento si legge infatti che “l’importo originario del contratto viene aumentato di netti € 8.757,36 e portato quindi da netti € 879.612,60 a netti € 888.369,96”. Un ultimo piccolo ritocco che va ad aggiungersi a quelli molto più consistenti e conseguenti alla revisioni al rialzo del costo dei materiali.
La particolarità di questa vicenda sta nei tempi: nel 2026 si stanno ancora riconoscendo aumenti relativi a lavorazioni eseguite nel 2024, su un contratto approvato nel 2022. La revisione dei prezzi avviene quindi a distanza di due anni dall’esecuzione delle opere e addirittura quattro anni dopo l’affidamento, segno di una macchina normativa che continua a generare effetti ben oltre la vita operativa dei cantieri.
Come detto, per l'ente pubblico e non solo, si tratta di adeguamenti obbligatori e la copertura finanziaria, in ogni caso, sarebbe proveniente da
Resta il fatto che il quadro complessivo mostra un contratto che cresce nel tempo esclusivamente per effetto delle revisioni prezzi, una dinamica ormai comune negli appalti pubblici e che continua a incidere sui bilanci degli enti locali anche anni dopo la conclusione dei lavori.



