'E’ certamente importante che il progetto per il Polo Sant’Agostino vada avanti e la storia passata dovrebbe avere insegnato che il modo migliore per assicurare un procedimento snello è seguire le regole ed evitare le forzature'. Così gli Amici del Sant'Agostino in una nota commenta la votazione in Consiglio Comunale per l’approvazione della Variante urbanistica del progetto per il Polo Sant’Agostino.
'Ma invece sembra che si continuino a cercare scorciatoie, con il rischio di creare ulteriori problemi e ritardi. Un bilancio dello stato attuale non può prescindere dal ricordo che sono passati quattro anni dalla sentenza del TAR che impose uno stop al progetto di Gae Aulenti ed è occorso molto tempo per riparare quello strappo. Non con conseguenze negative, tuttavia, perché il progetto è stato nel frattempo aperto al Consiglio Comunale e altri soggetti e oggi, in gran parte rivisto, si presenta in modo più coerente con i bisogni della città e aggiornato rispetto alle prospettive attuali - continua la Associazione -. Occorre dunque ripristinare la verità sullo stato attuale, e la certezza dei passi da compiere che la votazione del 4 giugno in Consiglio Comunale per l’approvazione della “Variante urbanistica” ha in parte offuscato. Allo stato attuale il “consenso unanime” non c'è, nemmeno sulle varianti urbanistiche, e infatti dovrà su questo esprimersi la Soprintendenza che ha autorizzato unicamente la demolizione di corpi edilizi incongrui degli anni ’50 e ’60, mentre sulle modifiche alla disciplina urbanistica non ha espresso alcun consenso'.
'Inoltre, non dimentichiamo che l’approvazione non riguarda l’oggetto dell’Accordo, che infatti dovrebbe essere il progetto, il quale è ancora soggetto a una serie di indagini e limitazioni che sono state poste sul progetto precedente. Prendiamo quindi atto che con la votazione della “variante urbanistica” il Consiglio Comunale ha accettato che la naturale e logica sequenza “progetto culturale-progetto architettonico-variante urbanistica” venisse così sovvertita: “variante urbanistica-progetto architettonico-progetto culturale”. Ognuno potrà fare le sue considerazioni in merito. È stato sprecato molto tempo, scegliendo il complesso procedimento dell’Accordo di programma, mentre invece una variante avviata tempestivamente dopo l’annullamento del primo progetto, e la conduzione di un costruttivo rapporto con la Soprintendenza avrebbero potuto consentire l’inizio dei lavori già un anno fa. Preoccupa l’anomalia di una procedura che ha accorpato diversi interventi (come ha spiegato l’assessora Vandelli in aula) e che appare rischiosa per rilievi che potrebbero essere opposti - chiude l'associazione -.



